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Storia naturale del tempo, un libro di Giuseppe Vatinno

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Fino agli inizi del ventesimo secolo, chiunque desiderasse sapere qualcosa sul tempo non doveva far altro che rivolgere le sue domande ai filosofi, che di quell’argomento stavano discutendo da secoli, o ai primi incerti psicologi ancora molto intrisi di neurologia, che stavano provando a infilare quel parametro entro i loro (spesso errati) modelli di funzionamento del pensiero ritenendoli paralleli a quelli dell’attività nervosa del cervello. Nel 1905 improvvisamente le cose cambiarono, anche se il mondo, compreso quello scientifico, se ne sarebbe accorto soltanto diverso tempo dopo: quell’anno un semi-sconosciuto impiegato all’Ufficio Brevetti di Berna pubblicò un articolo destinato a rivoluzionare lo sviluppo della fisica. Oggi tutti sanno che quell’impiegato si chiamava Albert Einstein, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, e che quella sua pubblicazione riguardava la “relatività speciale”, che di presentazione ha invece ancora bisogno, perché non essendo insegnata ubiquitariamente nelle scuole rappresenta per molti italiani una sorta di “buco nero” nel terreno della conoscenza.

Con quell’articolo Einstein poneva su basi nuove, elaborate matematicamente, il discorso dei rapporti tra spazio e tempo, mostrando per la dimensione di realtà dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente veloce l’impossibilità di avere dei sistemi di riferimento assoluti, diversi da quelli di altri corpi presi a riferimento soltanto “per convenienza”, e indicando alcune delle strane conseguenze dovute a una simile “relativizzazione”, come ad esempio la riduzione dimensionale dei corpi e la dilatazione del tempo nella direzione del moto. Comunque, non soddisfatto di ciò che era riuscito a teorizzare, perché rimanevano fuori dalla sua proposta del 1905 il caso complesso dei moti non uniformi (non uniformemente accelerati) e la questione del campo gravitazionale, dieci anni più tardi Einstein fece fare un passo ulteriore alla sua elaborazione, formulando quella che si sarebbe chiamata “relatività generale”. Ne risultava, in questo caso, un mondo in cui il tempo può essere alterato e perfino, in un certo qual modo, “navigato”, percorso come fosse una strada, e nel quale l’elevata velocità (rapportabile a quella della luce) e la gravità stessa alterano lo scorrere temporale, rallentandolo. Nel  caso della relatività speciale (ristretta) quel rallentamento è un effetto simmetrico; nella relatività generale la simmetria viene a mancare.

Bene, il libro di Giuseppe Vatinno – fisico con una particolare predilezione e abilità matematica, politico ed ex-parlamentare, eclettico studioso di storia della fisica – dell’avventura concettuale della relatività ripercorre tutte le tappe, illustrando per il lettore i passaggi fondamentali di quelle teorie servendosi come chiave di lettura proprio del tempo. Il testo approfondisce, sia sul piano teorico che su quello più “concreto”, fisico, alcune delle questioni più spinose connesse alla relatività, come i famosi paradossi (sia quelli notissimi dei “gemelli” e del “saltatore”, sia diversi altri), il problema dei “viaggi nel tempo”, non tanto divertissement nelle mani degli autori di fantascienza quanto strumento di riflessione e di studio per i fisici, l’esperimento a scelta ritardata (raggi di luce che “scelgono” in quale foro di una parete passare a seconda di quel che troveranno dietro la parete), l’enigma dei tachioni, oggetti “più veloci della luce” in un universo dove niente può muoversi a velocità superiore a quella della luce.

Diciamolo subito, e con chiarezza: il testo di Vatinno non è esattamente di livello elementare, non è destinato a chi non abbia conoscenze di alcun tipo di matematica o di fisica, né è consigliabile a chi non vuole imparare qualcosa di nuovo. Il libro di Vatinno è  utile invece, e raccomandabile proprio per questo, perché sospinge avanti, talora molto avanti, la comprensione e la curiosità del lettore attento, e sviluppa qualcosa di nuovo che non si trova in altre pubblicazioni dello stesso genere. Trenta o quarant’anni fa giravano, anche in Italia, alcuni libretti di “relatività per tutti”, che però erano nella maggior parte dei casi un inganno per il lettore. Alcuni, passate poche pagine introduttive, cominciavano con spiegazioni tutt’altro che facili e accessibili per tutti. Altri, per restare volutamente a un livello superficiale adatto alla generalità, finivano per non spiegare niente di utile, rendendo tempo perso anche quello dedicato alla lettura. Il volume di Vatinno, di piccola mole e con le diverse questioni ben organizzate in numerosi paragrafi, si distingue da questi lontani precedenti in quanto coniuga a un intento divulgativo un approfondimento “di primo livello”, che si serve di un linguaggio appena più specialistico quando non vuole banalizzare l’argomentazione. In più è arricchito da alcune “spinte in avanti” che rendono l’opera non un’ordinaria presentazione della relatività, ma una sorta di strumento di lavoro, da un lato per accrescere le conoscenze su un tema scientifico ancora ostico al grande pubblico, dall’altro per esercitare le proprie abilità e il proprio ingegno (la propria fantasia) su temi affascinanti di cui sentiremo senz’altro parlare molto, in un futuro non eccessivamente lontano.

 

Il volume di cui abbiamo parlato è: Storia Naturale del tempo. L’“effetto Einstein” e la Teoria della Relatività, Armando Editore, Roma 2014, pagg. 143, € 12,00.

 

Massimo Biondi

 

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