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Tolleranza e poesia sotto il regno di Akbar

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Mostra a Palazzo Sciarra fino al 3 Febbraio

La Fondazione Roma sta dedicando alla figura di Akbar (1542-1605), il grande imperatore indiano che regnò nella seconda metà del 500, una singolare mostra curata dal Prof Calza, fruibile fino al 3 febbraio. Grazie ad un numero di ben 130 opere, divise tra 5 sezioni – vita a corte, governo e politica – città, urbanistica, ambiente – arti e artigianato – guerra, battaglia e caccia – religione e mito - si possono ammirare acquarelli, tappeti, amuleti, elementi d’arredo, armi e gioielli dal valore inestimabile.

Akbar, “il più grande”, un titolo che il mondo mussulmano riserva essenzialmente a Dio è divenuto anche il nome di regno con cui è passato alla storia il terzo imperatore indiano della dinastia Moghul. Fondata da una stirpe di conquistatori il cui capostipite fu Babur (1483-1530), tale discendenza raggiunse il massimo splendore con il regno del principe imperiale indiano Jalaluddin Muhammad, detto Akbar.

Un destino segnato fin da piccolo, il suo: è straordinario come, da parte dell’imperatore Humayun e della madre Hamida Banu, non ci fu mai pregiudizio per quel bimbo che non amava leggere e scrivere, a causa di un disturbo dislessico. Essi trovarono la via per consentire al fanciullo di svilupparsi secondo il suo sentire, superando il suo limite, proprio evitando di demonizzarlo. Percepirono in Akbar, infatti, un sentire alto e fuori dal comune, in un epoca storica in cui non esisteva ancora il benché minimo virgulto di psicanalisi, nata, invece, quasi quattro secoli dopo.

 

Il triste destino delle tribù Kayan

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Nella Thailandia settentrionale, più precisamente nella provincia di Mae Hong Son, in prossimità del confine con la Birmania, vivono alcune tribù Kayan/Padaung di etnia Karenni.

Tali popolazioni sono conosciute come le tribù delle donne dal "lungo collo" o "donne giraffa".

I Kayan o Padaung sono gruppi originari della Birmania che, in seguito alla guerra scoppiata tra l'etnia Karen ed il regime militare birmano, durante gli anni '80, hanno lasciato le proprie terre per rifugiarsi nella vicina Thailandia. Una decisione sofferta per un popolo che faceva del lavoro dei campi la prima fonte di sostentamento ma resa necessaria dalle violazioni dei diritti umane perpetrate dal regime militare birmano attraverso metodi quali il lavoro forzato, gli spostamenti obbligatori e la tortura.

La peculiarità delle tribù Kayan, il lungo collo, è la conseguenza di una antichissima pratica svolta dalle donne di tale etnia. Questa pratica prevede che alcune bambine, quelle nate in giorni particolarmente propizi di luna crescente, dall'età di cinque anni inizino ad indossare degli anelli di una lega di ottone, argento ed oro. Questi anelli, posti ad ornamento del collo, aumentano in numero e spessore progressivamente con il passare degli anni tanto da determinare in età avanzata l'allungamento del collo che caratterizza la fisionomia delle donne Kayan.

 

 

I have a dream

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Interessante e significativa iniziativa quella compiuta dalla città di Nantes, che ha da poco inaugurato il monumento "Memoriale dell'abolizione della schiavitù". Posto sulla riva destra della Loira, nel pieno centro della graziosa cittadina francese, il monumento rappresenta un'ottima occasione per ricordare e commemorare le vittime di una delle più gravi violazioni dei diritti umani nella storia della nostra civiltà.

Non è per caso che la celebrazione avviene in questa ridente cittadina. Infatti dalla metà del secolo XVII alla metà del XIX, la Francia ha organizzato oltre 4220 spedizioni negriere.  Un milione trecentottantamila individui sono stati deportati dai territori centro-occidentali dell'Africa alle piantagioni del Sud America e dei Caraibi. Molte di quelle navi partirono proprio dal porto di Nantes.

Il Memoriale è stato realizzato in una struttura di oltre 7000 mq² sotterranei e sviluppa un percorso che si compone di ricostruzioni storico-geografiche che illustrano le modalità di questa disumana pratica. Prendere coscienza della portata numerica del fenomeno risulta impressionante.

 

 

AKTION T4 - Lo sterminio nazista delle persone con disabilità

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L'olocausto rappresenta molto probabilmente una tra le pagine più tristi dell'esistenza umana. Un capitolo della storia che in molti hanno voluto celare e addirittura negare. Un'operazione, quest'ultima, resa impossibile dall'enorme quantità di documenti di tutti i generi che raccontano quegli omicidi di massa.

Dal 17 febbraio a Roma, presso la Casa della Memoria e della Storia, è stata allestita una interessante mostra espositiva organizzata dal Centro Storico Dino Gasperini e patrocinata dall'Assessorato alle politiche Culturali che fa luce su un particolare aspetto dell'olocausto che, spesso e troppo facilmente, è scivolato nell'oblio.

 

 

La Macchina dello Stato

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In occasione delle celebrazioni per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia è stata allestita, presso l'Archivio Centrale dello Stato di Roma, l'esposizione intitolata "La Macchina dello Stato. Leggi, uomini e strutture che hanno fatto l'Italia".

La mostra, organizzata dalla Direzione Generale per gli archivi, propone un percorso storico lungo e complesso testimoniato dalla copiosa documentazione a disposizione dell'Archivio Centrale.

Raccolte di leggi, atti governativi, fotografie, resoconti di studi dell'epoca, libri, articoli di giornale, carte geografiche, strumenti e mobilio della Pubblica Amministrazione e molto altro ancora. Tutto rigorosamente originale ed ordinato in modo da ricostituire le differenti fasi storiche che hanno reso la Penisola italiana uno Stato unitario.

I primi quaranta anni dell'Unità sono rappresentati da una completa raccolta documentale che testimonia lo sforzo compiuto per armonizzare una realtà geografica, politica, economica e giuridica assai diversificata. Basti pensare ai differenti sistemi di misurazione sia delle distanze che dei pesi o alla presenza di differenti monete. Assai interessanti lo sviluppo iniziale del sistema scolastico italiano, fondamentale per la costituzione di una cultura unitaria, e l'emanazione del nuovo Codice penale con cui veniva abolita la pena di morte.

Il periodo storico fino all'inizio del nuovo secolo XX si conclude con i documenti risalenti all'attentato mortale contro Re Umberto I lasciando il passo al secondo percorso espositivo che riguarda il cammino compiuto dal nostro Paese fino agli anni '20 del secolo scorso.

I documenti testimoniano come all'inizio del '900 sia andato progressivamente crescendo l'ambito di responsabilità affidato alla Pubblica Amministrazione. Evoluzione che, dalla cura e protezione del patrimonio artistico nazionale, ha spaziato sino alla fornitura di elettricità attraverso la nascita di aziende municipalizzate e di nuovi soggetti. Ciò in conformità con lo sviluppo industriale e con la nuova necessità da parte dello Stato di acquisire un ruolo maggiormente rilevante nell'economia e nella società.

 

 

La persecuzione degli ebrei in Italia

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Nell'approssimarsi del 27 gennaio, ricorrenza del giorno della Memoria, 24 gennaio è stata inaugurata a Roma, presso "La casa della memoria e della storia", la mostra intitolata "1938-1945 la persecuzione degli ebrei in Italia" a cura dell'Associazione Romana Amici D'Israele. L'esposizione, realizzata utilizzando i pannelli della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, è stata patrocinata dall'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune. All'interno degli spazi espositivi della mostra è stato realizzato un percorso attraverso il quale è possibile definire in modo chiaro quale è stato il reale livello di tutela dei diritti civili, politici e sociali garantito ai cittadini di religione ebraica da parte dello Stato italiano nel corso della storia. Una riflessione che, proprio perchè avviene durante l'anno delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, assume un valore ancora maggiore.

 

 

Io qui sottoscritto

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Nell'ambito dei festeggiamenti per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia è stata allestita, presso l'Archivio Storico Capitolino, una interessante mostra intitolata "Testamenti di grandi italiani".
L'evento, che si fregia del patrocinio della Presidenza della Repubblica, del Ministero della Giustizia e del Ministero per i Beni culturali e le Attività Culturali è il risultato dello sforzo collettivo di differenti Istituzioni, tra cui il Consiglio Nazionale del Notariato, la Fondazione italiana del Notariato, gli archivi archivi notarili distrettuali ed il Comune di Roma.
L'esposizione consta di una considerevole raccolta di testamenti originali appartenenti ad alcuni celebri italiani del mondo politico risorgimentale, della cultura dell'800 e '900 e di illustri personalità che hanno contribuito alla promozione dell'ingegno italiano nel mondo come Garibaldi, Cavour, Verdi, Manzoni, Verga, Pascoli, Pirandello, Caruso, Marconi, Papa Paolo VI, Ferrari.
Finalità della mostra è quella di fornire al visitatore un punto di vista desueto ed originale per rileggere la storia del nostro Paese.

 

L'annessione dell'Abruzzo all'Italia unita

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La spedizione dei Mille era praticamente finita. La Sicilia, con la sola eccezione di una fortezza a Messina, era tutta in mano a Garibaldi, o meglio ad Agostino Bertani, di formazione medico ma per vocazione politico rivoluzionario, nominato dal Generale pro-Dittatore dell'isola. Lui, Garibaldi, il Dittatore in capo, insofferente dell'attività politica e dell'inattività bellica, si era rimesso in marcia per proseguire con le armi la conquista del Regno del Sud. Era risalito per la Calabria e per la Campania e, senza incontrare resistenze di rilievo, era giunto fino in prossimità di Napoli, dove avrebbe messo piede il 7 settembre del 1860 accolto da un tripudio di folla festante. Federico II di Borbone aveva appena abbandonato la città fuggendo verso Gaeta.
Il giorno prima dell'ingresso nella capitale campana, Garibaldi aveva incontrato due docenti universitari, Salvatore Tommasi e Raffaele Piria, che agendo per conto di Cavour l'avevano scongiurato di procedere all'annessione di tutto il meridione al Regno di Sardegna. I due però non si erano dimostrati buoni diplomatici e l'unica conseguenza dell'incontro era stata un irritato fastidio manifestato da Garibaldi nei confronti del primo ministro piemontese.
Noto per le sue posizioni "moderate" a favore dell'unificazione dell'Italia sotto la monarchia dei Savoia, poco tempo prima, ai primi di agosto, Tommasi era stato chiamato da Cavour e invitato a scendere nel sud Italia tenendosi pronto a svolgere una discreta attività politica a vantaggio del Piemonte. La prima prova sul campo, l'incontro con Garibaldi, non aveva avuto i risultati sperati, ma il conte ministro, i suoi confidenti e Tommasi stesso non avevano ritenuto di dover abbandonare la partita, il che avrebbe significato d'altronde lasciare campo libero ai mazziniani per sollecitare una rivoluzione di popolo a forte impronta repubblicana.
Pochi giorni dopo l'appuntamento con il Generale, Tommasi si accinse dunque a una nuova missione in Abruzzo: una «debolissima missione», scrisse in una lettera a un amico, consistente nel verificare la possibilità di un'annessione pacifica dell'intera regione al Regno di Sardegna. I primi contatti con i sindaci del luogo gli dettero uno slancio insospettato e presto si ritrovò ad aver cambiato idea su quella che prese a denominare «una santa missione». Senza nemmeno dover faticare troppo, se non per gli affrettati spostamenti in un territorio complesso e disagevole, in pochi giorni il medico accumulò decine di firme di primi cittadini della zona, che in nome dei loro governati dichiaravano l'adesione al regno sabaudo. La mattina del 7 ottobre del 1860 ad Ancona, andandogli incontro all'uscita dalla messa, Tommasi porse al re un documento ufficiale sottoscritto da 150 sindaci di Comuni abruzzesi.

 

 

Lilio, lo sconosciuto inventore del calendario

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Si deve a questo studioso calabrese del ’500 l’attuale sistema di misurazione del tempo. Eppure della sua vita e della sua attività di scienziato si sa poco. Un ricercatore dell’Iccom-Cn, ne sta promuovendo la riscoperta, attraverso un libro e alcuni convegni

Medico, matematico e astronomo del 1500, Luigi Lilio occupa un posto di rilievo nella storia della misurazione del tempo. Si deve a lui, infatti, l’ideazione del calendario gregoriano. Eppure dell’importanza delle sue intuizioni è rimasta solo qualche debole traccia. La scarsa notorietà del personaggio è dovuta al fatto che la riforma del calendario non porta il suo nome bensì quello di papa Gregorio XIII che l’ha divulgata nel 1585. Ma è il calendario di Lilio quello che ancora oggi si usa.
La riscoperta di questa interessante figura si deve anche all’attività e alla passione di Francesco Vizza, ricercatore dell’Istituto di chimica dei composti organo metallici (Iccom) del Cnr che sullo studioso ha di recente pubblicato un libro e promosso convegni di approfondimento.
L’importanza di Lilio emerge a pieno se si considera che nel Cinquecento erano ancora inesistenti le leggi dei modelli planetari e non erano ancora state acquisite molte conoscenze astronomiche e matematiche. Malgrado questi limiti, lo scienziato ha sciolto un nodo che per secoli aveva impegnato personalità di tutto rispetto, come Niccolò Copernico, che però aveva fallito.

 

Donne private di Storia

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Sono attualmente in corso, nell'anno commemorativo del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, numerose iniziative volte a celebrare il Risorgimento e a riflettere sui differenti aspetti culturali, storici, politici e sociali di questa fondamentale fase storica per il nostro Paese.
Tra questi eventi è di particolare interesse la mostra dal titolo: ”17 Marzo 1861: Donne private di Storia”, presentata a Roma presso la Biblioteca Comunale Elsa Morante il 18 marzo e visibile presso l'Atelier degli Artisti dal 4 al 12 maggio. L'esposizione, che ha ottenuto il patrocinio dell'Assessorato alle Politiche culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, è curata da Livia Compagnoni e Tiziana Di Bartolomeo ed è finalizzata a promuovere una attenta riflessione sul ruolo e sull'apporto delle donne al processo di Unificazione d'Italia. Un ruolo, quello delle donne nel  Risorgimento, cui la stereografia ufficiale non ha dato giusta rilevanza.

 

Giuseppe Verdi e l'Unità d'Italia

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Nell'ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, la Società Dante Alighieri, con il contributo della Provincia di Roma ed in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana dell'UNESCO e con le tre Università di Roma, ha promosso un'iniziativa intitolata: ”2011: un anno da ricordare”. La manifestazione avviata a partire dal mese di gennaio si articolerà in una serie di conferenze, dibattiti, concerti e presentazione di libri riguardanti il Risorgimento fino al prossimo giugno. La sede è quella della Soc. Dante Alighieri nel cinquecentesco palazzo di Piazza di Firenze a Roma, Società costituita nel 1889 da un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci, con lo scopo primario, come recita l'articolo 1 dello Statuto sociale, di “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all'estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l'amore e il culto per la civiltà italiana”. Il 7 marzo da poco trascorso, il Professor Pierluigi Pietrobelli, Direttore dell'Istituto di Studi Verdiani di Parma e Docente presso l'Università La Sapienza di Roma, ha tenuto una interessante conferenza intitolata: ”E vò gridando pace: Verdi e l'Unità d'Italia”. Il Prof. Pietrobelli, che da oltre quarant'anni si dedica allo studio della vita e delle opere del compositore Giuseppe Verdi, ha illustrato gli elementi storici, desunti da un'intensa opera di ricerca, concernenti il rapporto tra il musicista di Busseto ed il Risorgimento italiano. Attraverso l'ascolto delle opere del compositore e la lettura della corrispondenza tra questi ed i protagonisti della cultura politica del tempo, il Prof. Pietrobelli ha inteso fare chiarezza sul ruolo di Giuseppe Verdi come Vate dell'Unità Italiana, ruolo di cui spesso è stata data una lettura poco puntuale riducendolo all'acrostito “Viva Verdi”. L'illustre conferenziere ha dimostrato che Verdi prese coscienza solo gradualmente dell'importanza del ruolo della propria musica nell'ambito degli eventi risorgimentali. Egli era sì, come d'altra parte molti altri cittadini di quel periodo, un sostenitore dell'Unità, ma una sua conscia partecipazione alla causa italiana avvenne solo successivamente alla composizione di gran parte delle opere.

 

Viva gli anziani

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“Quando un anziano muore un'intera biblioteca va a fuoco”
(Amadou Hampâté Bâ)

Nell'ambito della manifestazione “Viva gli anziani” il 24 gennaio da poco trascorso è stata presentata, presso i locali della Biblioteca Comunale del XV Municipio di Roma, una esposizione fotografica, coordinata dagli studenti del Liceo Scientifico Keplero. All'inaugurazione della mostra hanno partecipato Francesco Antonelli, Presidente dell'istituzione biblioteche di Roma, Gianni Paris, Presidente del XV Municipio e Giancarlo Penza della Comunità di Sant Egidio, che ha collaborato alla realizzazione del progetto. Gli scatti fotografici esposti hanno per soggetto individui avanti con gli anni colti durante le proprie attività quotidiane. In primo piano la loro dignità, grazia ed umanità, testimonianza della loro lunga esperienza nei rapporti umani. Molte delle foto in bianco e nero immortalano in particolare gli occhi di questi “nonni”, occhi carichi di gioia, di ironia ma anche di paura. Paura che famiglia e società possano dimenticarsi di loro e delle esigenze che questa fase della loro vita. Al margine della esposizione si è dunque svolto un incontro per riflettere sulle necessita', le opportunità e le risposte che la società e la famiglia devono saper dare alla terza età.
Il Presidente del Municipio ospitante, il dottor Paris, ha voluto presentare alcuni dati che fotografano la situazione del municipio e che riflettono una condizione simile ad altre parti del territorio della Capitale. I cosiddetti anziani, solo nel municipio in questione, sono oltre 30 000 e rappresentano oltre il 20% della popolazione totale. Un numero notevole di persone che, come evidenziato dal Dottor Paris, rappresenta una parte della popolazione particolarmente attiva, che spesso si riunisce in gruppi ed associazioni impegnate nelle tradizionali attività ricreative, ma anche al volontariato, alla ripresa degli studi ed alla alfabetizzazione informatica.

 

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Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

 

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