Al largo del Perù si pesca l’acciuga del Pacifico, Engraulis ringens. Negli anni di caldo prolungato il pescato di questo pesce cala in mediana di circa il 60 per cento. Il dato sta in uno studio uscito il 1° settembre 2026 su Nature Communications, firmato da William Cheung e Isabella Morgante dell’Institute for the Oceans and Fisheries della University of British Columbia, in Canada, con Juliano Palacios-Abrantes e con Thomas Frölicher dell’Università di Berna.
Il Perù è uno dei casi. Il lavoro guarda il mondo intero. Gli autori hanno preso le catture dal 1993 al 2019 ricostruite dal progetto Sea Around Us, che somma pesca industriale, artigianale, di sussistenza, sportiva e scarti. I dati coprono 1.246 specie di pesci e invertebrati in 254 zone economiche esclusive, le fasce di mare dove uno Stato costiero ha i diritti di pesca. Per ogni specie in ogni zona hanno messo accanto la temperatura dei primi cento metri d’acqua, presa dalle rianalisi del servizio europeo Copernicus. Hanno aggiunto la produzione primaria netta, la quantità di materia organica che le alghe microscopiche fabbricano con la luce e che sta alla base della catena alimentare.
Un anno è estremo per il caldo quando la temperatura supera il 90° percentile della serie storica locale. È estremo per la produzione quando scende sotto il 10°. Un pescato è estremamente basso quando cade nel decimo più basso della sua serie. Le odds sono il rapporto fra la probabilità che un evento accada e quella che non accada. I calcoli danno odds ratio, che confrontano le odds in due condizioni. Un odds ratio di 1,8 non vuol dire una probabilità 1,8 volte più alta, e dove l’evento è raro le due cose si avvicinano.
Due anni di fila di caldo estremo portano l’odds ratio di un pescato crollato a 1,40, con un intervallo di confidenza al 95 per cento fra 1,20 e 1,65. L’effetto più forte viene dalla somma. Un anno di caldo estremo seguito da un anno di produzione minima porta l’odds ratio a 1,8, fra 1,5 e 2,1. Gli anni freddi e gli anni di mare ricco non producono l’effetto opposto. Il pescato non sale nella stessa misura in cui scende.
Le zone dove il caldo pesa di più, con odds ratio pari o superiori a 2, sono le grandi risalite di acque fredde lungo le coste del Perù e della California, il Pacifico tropicale orientale, le isole del Pacifico, le Seychelles e le Maldive. Ci sono anche tre mari chiusi, il Mar Rosso, il Golfo Persico e il Mediterraneo. Per questi mari gli autori scrivono che gli anni di caldo estremo danno odds costantemente alte di un crollo delle catture. Il paper non scende nel dettaglio delle specie del Mediterraneo né dei mari italiani.
Fra i gruppi di specie i più sensibili sono squali e razze, i piccoli pesci pelagici come acciughe e sardine e gli invertebrati commerciali. Negli anni di crollo il calo mediano del loro pescato supera il 40 per cento. Nei pesci di barriera delle Maldive il calo tipico è di circa un quarto. Nelle isole Salomone il tonnetto striato risponde soprattutto agli anni di mare povero.
Gli autori proiettano poi i rapporti osservati sul clima futuro, con tre modelli e due scenari di emissioni, uno basso e uno alto. All’inizio degli anni Novanta circa l’11 per cento degli stock viveva un anno di pescato estremamente basso. Al 2060 la quota sale a circa il 16 per cento in entrambi gli scenari. Le due curve restano vicine perché il clima dei prossimi decenni è già in parte deciso dai gas emessi. È una proiezione, non una misura.
I limiti sono scritti nel paper. I modelli trovano associazioni, non meccanismi. Il pescato non è la biomassa dei pesci in mare, e risente anche di mercato, flotte e regole. La pesca eccessiva, la perdita di habitat e la mancanza di ossigeno non entrano nel modello. I dati ricostruiti in molte zone povere di statistiche si appoggiano a stime di esperti. Quando gli autori hanno aggiunto lo sforzo di pesca dove era disponibile, le stime sono cambiate meno del 3 per cento.
Uno studio del 2023, guidato da Fredston, aveva concluso che le ondate di calore marine non spiegano i cali dei pesci di fondo. Cheung e colleghi rispondono che quel lavoro usava ondate di pochi giorni e mari del nord, dove il legame è debole. Qui si guardano anomalie lunghe un anno. Nel sottogruppo dei pesci di fondo il caldo da solo pesa poco, mentre la somma di caldo e mare povero quasi raddoppia le odds di un anno nero.
Il lavoro è finanziato da enti di ricerca canadesi e dal programma europeo Horizon 2020. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse. Il codice è pubblico su Zenodo e i dati vengono da archivi aperti.
Bibliografia
Cheung W.W.L., Frölicher T.L., Morgante I., Palacios-Abrantes J., «Large fisheries declines linked to compound and extreme climate events», Nature Communications, 17, articolo 8897, pubblicato il 1° settembre 2026, accesso aperto con licenza CC BY-NC-ND 4.0. doi: 10.1038/s41467-026-77077-z
Cheung W.W.L., Morgante I., Palacios Abrantes J., «coruubc/CompoundExtremes: Version 1.0.1», codice, Zenodo, 14 luglio 2026, licenza MIT. doi: 10.5281/zenodo.21350761

