Ambiente

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Anche i fiumi ‘respirano’, giocando un ruolo centrale nel ciclo del carbonio globale. A far luce sul contributo degli ecosistemi fluviali agli scambi con l’atmosfera di ossigeno e gas a effetto serra è uno studio pubblicato oggi su Nature da un team internazionale a cui ha collaborato l’italiano Enrico Bertuzzo, professore di Idrologia all’Università Ca’ Foscari Venezia.

La ricerca ha riesaminato la nostra attuale conoscenza sui flussi di carbonio nel sistema fluviale globale, dimostrando il loro ruolo centrale nel ciclo del carbonio e proponendo la creazione di un Sistema globale di osservazione dei fiumi.

Fino a tempi recenti, la nostra conoscenza del ciclo globale del carbonio era limitata agli oceani e agli ecosistemi terrestri. Il gruppo di ricerca guidato da Tom Battin, a capo del River Ecosystems Laboratory (RIVER) dell’EPFL, ha per la prima volta combinato i dati più recenti per dimostrare la grande importanza degli ecosistemi fluviali per i flussi di carbonio, integrando terra, atmosfera e oceani.

 

 

Il progetto Aule Natura del WWF Italia, che in due anni ha già riqualificato 5.000 metri quadrati di giardini scolastici prima inutilizzati o degradati, si digitalizza nella sua versione 4.0, per essere anche in linea con il Piano del Ministero dell’Istruzione “Scuola 4.0” per la trasformazione delle classi tradizionali in ambienti innovativi di apprendimento.

Nei capoluoghi di provincia in media ci sono 7,5 metri quadri di giardini scolastici per ciascun minorenne, ma circa nel 40% dei capoluoghi del sud Italia ciascun minore ne ha meno di 3 metri quadrati

Il “verde scolastico” è una fonte quasi inesauribile di opportunità educative. Il WWF Italia lo sa da tempo e da due anni lo sta dimostrando attraverso il progetto Aule Natura, che trasforma i tradizionali cortili delle scuole in piccole oasi di natura dove lo studio dell’ambiente e il suo rispetto sono ormai una pratica concreta, implementata grazie all’uso della tecnologia a supporto dell’osservazione e dell’approfondimento.

Nell’ultimo secolo la durata del manto nevoso si è accorciata di oltre un mese: lo attesta uno studio scientifico condotto da un team di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna. La ricerca è pubblicata su «Nature Climate Change»

La neve sta diventando sempre più effimera nelle nostre Alpi. Nonostante la tipica variabilità che conosciamo bene tra un inverno e il successivo, quello che stiamo sperimentando negli ultimi decenni è qualcosa che non si era mai riscontrato da prima della scoperta delle Americhe. In pratica, nell’ultimo secolo la durata del manto nevoso si è accorciata di oltre un mese.



WWF: “NON CHIAMATELI INCIDENTI, LE NUOVE NORME AUMENTANO I RISCHI PER LA SICUREZZA PUBBLICA”
Nei giorni scorsi in località Fonte Nuova, in provincia di Roma, un cacciatore ha esploso un colpo di fucile dalla finestra di casa colpendo un’auto di passaggio, fortunatamente senza conseguenze per gli occupanti. Questa notizia non riguarda un caso isolato ma si inserisce in un elenco sempre più lungo, che comprende ferimenti, uccisioni e danneggiamenti connessi allo svolgimento dell’attività venatoria che ogni anno si verificano nel nostro Paese.

Così come accaduto durante tutto il 2022, già dai primi giorni del 2023 si sono verificati numerosi eventi, anche dagli epiloghi tragici: in Abruzzo il 6 gennaio ha perso la vita un uomo di 64 anni, in Calabria l’8 gennaio un cacciatore di 61 anni è stato ferito all’addome, nel Lazio lo scorso 9 gennaio un cinquantenne ha subito l’amputazione di due dita dopo avere ricevuto un colpo di fucile al piede.



Coordinata dall’Università degli Studi Roma Tre, un’innovativa ricerca sulle piante estinte ha identificato 160 specie candidate alla de-estinzione e ritrovato dodici specie precedentemente considerate estinte Gli articoli sono stati pubblicati su Nature Plants.

Roma, 23 dicembre 2022 – L’Antropocene è il nome dell’epoca attuale, caratterizzata da pressioni dell’uomo sulla biodiversità senza precedenti. Infatti, le stime più recenti evidenziano che quasi il 40% delle specie vegetali è minacciato di estinzione. L'estinzione di qualsiasi specie rappresenta una perdita di caratteristiche e risorse uniche e preziose, frutto di milioni di anni di evoluzione. È quindi urgente intraprendere azioni di conservazione basate su solide ricerche scientifiche per arrestare, o almeno rallentare, questa tendenza.
In questo contesto, un complesso studio condotto da un gruppo internazionale composto da 32 istituzioni di tutto il mondo, coordinato dal prof. Thomas Abeli e dalla dott.ssa Giulia Albani Rocchetti del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma Tre, in stretta collaborazione con l’Università di Pisa (prof. Angelino Carta) e con l’Università di Pavia (prof. Andrea Mondoni) ha studiato il potenziale di resurrezione di oltre 360 specie vegetali attualmente considerate estinte.

ISIN rafforza il sistema di rilevazione, a garanzia di un monitoraggio ancora più efficace anche in occasione di incidenti nucleari transfrontalieri.

 Sono stati raccolti, nel 2020, circa 35.000 dati (+11% rispetto all'anno precedente), dei quali 24.000 in 8.200 campioni ambientali e circa 11.000 in 3.800 campioni alimentari. Dalle misurazioni effettuate su campioni di acque, suolo e alimenti emerge che le concentrazioni non hanno rilevanza dal punto di vista radiologico e non costituiscono alcun rischio per la salute e per l'ambiente.

Lo rende noto ISIN – Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, con la pubblicazione del Rapporto "La sorveglianza della radioattività ambientale in Italia", da oggi disponibile online al link https://www.isinucleare.it/sites/default/files/contenuto_redazione_isin/la_sorveglianza_della_radioattivita_ambientale_in_italia.pdf. Il documento rappresenta una sintesi dei rilevamenti radiometrici effettuati nel 2020 dalla REte nazionale di SORveglianza della RADioattività ambientale - RESORAD, costituita dalle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente (ARPA/APPA) e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.


Il ritrovamento, documentato in uno studio sulla rivista Italian Botanist, è opera di un team di botanici dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa


Un team di botanici dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa ha scoperto il primo caso in Italia di naturalizzazione della cosiddetta "edera velenosa" (Toxicodendron radicans), una specie aliena originaria del Nord America e di alcune parti della Cina. Il ritrovamento di una grossa popolazione completamente spontaneizzata è avvenuto in località Sassi Neri a Impruneta (Firenze) ad opera di Giovanni Astuti, Francesco Roma-Marzio e Roberta Vangelisti. I tre ricercatori hanno documentato la scoperta in un articolo sulla rivista Italian Botanist, organo ufficiale della Società Botanica Italiana. I campioni raccolti sono stati inseriti nell’erbario del Museo botanico dell'Ateneo.



I supermercati italiani non hanno un piano concreto per fare a meno della plastica monouso, aumentare la vendita di prodotti con sistemi di riuso e ricarica e allontanarsi da un modello di business inquinante, basato sul massiccio impiego di imballaggi e contenitori progettati per diventare rifiuti. Lo rivela la classifica “Carrelli di Plastica” – redatta da Greenpeace e Il Fatto Quotidiano nell’ambito dell’omonima iniziativa editoriale congiunta, avviata per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento da plastica – in cui vengono rese pubbliche le valutazioni, relative al 2021, delle principali catene di supermercati italiani.


Si continua a costruire dove non si dovrebbe, si continua a ipotizzare condoni edilizi e non si approva in tempi rapidissimi una legge sul consumo di suolo.
La reiterata e irresponsabile gestione del territorio dell’isola, con l’accelerazione provocata dagli effetti del cambiamento climatico, è diventata una bomba innescata e pronta ad esplodere.

Quella di Ischia è una tragedia annunciata che ha cause e responsabilità precise. Suona come una grande ipocrisia piangere le vittime di questi giorni, quando si continua a costruire dove non si dovrebbe, si continua a strizzare l’occhio a possibili condoni edilizi e non si approva in tempi rapidissimi una legge sul consumo di suolo.
Purtroppo, la situazione dei sei Comuni dell’Isola è nota da tempo: le mappature delle aree a rischio sono ufficiali e pubbliche. Sulla base delle perimetrazioni del Piano di Assetto Idrogeologico, nel Comune di Ischia (il più grande dell’isola) si stima che quasi 3.700 persone vivano nelle aree con pericolosità di frana elevata o molto elevata. Nel Comune di Barano un terzo della popolazione vive in zone considerate a rischio frane elevato o molto elevato, percentuali sostanzialmente analoghe si registrano anche nel comune di Serra Fontana. Nel Comune di Forio si stima che oltre 1.150 persona vivano in zone a rischio elevato mentre sarebbero circa 900 quelle nelle zone ad alto rischio. Nel Comune di Lacco Ameno, il più piccolo dell’Isola, sarebbero oltre 550 i residenti nell’area a rischio molto elevato, mentre più di 400 quelli nell’area di rischio elevato.



CONTINUA LA CAMPAGNA DEL WWF “A NATALE METTICI IL CUORE”


Il video provocazione del WWF in occasione del venerdì di ‘corsa agli acquisti’ che offre sconti speciali: “La natura non è scontata. Questo Black Friday adotta una specie in via d’estinzione su adozioni.wwf.it”

Il Black Friday, giorno di sconti nato in America che segna l’inizio dello shopping natalizio, è vicino e tanti saldi stanno già piovendo su di noi a gran velocità. La sopravvivenza degli animali, però, non è scontata. Negli ultimi 50 anni il mondo è stato trasformato dall’esplosione del commercio globale, dei consumi e della crescita della popolazione umana, oltre che da un grandissimo incremento dell’urbanizzazione. Queste tendenze di fondo stanno portando al degrado della natura e al sovrasfruttamento delle risorse naturali ad un ritmo senza precedenti. Proprio in vista del Black Friday, il WWF lancia l’allarme attraverso un video che vuole smuovere le coscienze, e concentra l’attenzione sulla specie simbolo della fauna australiana: il koala.

 

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