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Scoperti nel latte di delfino i microRNA "parenti" di quelli umani e dei mammiferi terrestri

Stefano Fantini 23 Set 2026


Una ricerca guidata dall'Università di Padova analizza per la prima volta i piccoli RNA regolatori nel latte del tursiope, rivelando inaspettate somiglianze evolutive con la specie umana e gli animali da allevamento.
Il latte materno non rappresenta soltanto un alimento fondamentale per la crescita, ma è un vero e proprio fluido biologico avanzato ricco di componenti in grado di regolare funzioni cellulari e fisiologiche cruciali. Tra queste spiccano i microRNA (miRNA), piccolissime molecole di RNA che controllano l'espressione dei geni. Sebbene la loro presenza sia stata a lungo approfondita nel latte umano e in quello di vari mammiferi domestici, finora il profilo genetico del latte dei cetacei era rimasto del tutto inesplorato.

Per colmare questa lacuna, uno studio condotto dai ricercatori dei Dipartimenti di Agronomia (DAFNAE) e di Biologia dell’Università di Padova — pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE — ha caratterizzato per la prima volta i miRNA presenti nel latte del tursiope (Tursiops truncatus), incrociando l'analisi bioinformatica del genoma del delfino con il sequenziamento genetico del latte.

I risultati dello studio
I dati emersi evidenziano che, nonostante i profondi adattamenti anatomici, metabolici e riproduttivi legati al passaggio dalla terraferma alla vita acquatica, il latte del tursiope conserva le medesime famiglie principali di microRNA riscontrate negli altri mammiferi.

I ricercatori hanno analizzato un campione aggregato ricavato da 76 prelievi effettuati su due femmine di delfino durante diverse fasi di allattamento. I campionamenti sono stati eseguiti nell'ambito dei controlli sanitari e di monitoraggio del benessere animale curati dall'ASL e dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana. Tra le molecole più abbondanti sono state individuate le famiglie miR-148 e let-7, ampiamente note per essere presenti sia nel latte umano sia in quello di specie come bovini, ovini, caprini e asini.

Il valore evolutivo e le prospettive future
Dal punto di vista dell'evoluzione, ritrovare questi specifici elementi regolatori in una specie marina rappresenta una scoperta di notevole rilievo: dimostra infatti che i meccanismi di regolazione molecolare del latte si sono conservati nel tempo, sopravvivendo alle drastiche trasformazioni evolutive dei cetacei.

«Questo studio nasce dall’idea di estendere ai mammiferi marini un filone di ricerca che avevamo già sviluppato studiando il latte di diverse specie terrestri» spiega Filippo Cendron, primo autore del lavoro e ricercatore al Dipartimento DAFNAE dell’Ateneo patavino. «La possibilità di applicare strumenti genomici a una matrice biologica così particolare ci ha consentito di esplorare un ambito finora pressoché sconosciuto. Credo che il principale valore del lavoro risieda proprio nell’avere aperto una nuova linea di ricerca e creato una base di conoscenze che potrà essere ampliata per comprendere meglio la biologia della lattazione nei cetacei e la sua evoluzione nei mammiferi».

In prospettiva, il lavoro di squadra tra mondo veterinario e ricerca universitaria pone le fondamenta per nuovi studi volti a chiarire se a queste somiglianze molecolari corrispondano anche funzioni biologiche identiche tra le diverse specie.

«La collaborazione tra i veterinari e i ricercatori coinvolti nello studio ha consentito di raggiungere un risultato importante: la prima caratterizzazione di questi RNA nel latte di un mammifero marino. Restano ancora molti aspetti da approfondire, tra cui la possibilità che le somiglianze osservate corrispondano anche a funzioni biologiche conservate. Questo studio apre, tuttavia, nuove prospettive di ricerca e pone le basi per ulteriori indagini» conclude Umberto Rosani, corresponding author e ricercatore al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova.

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