La prestigiosa rivista «Journal of Chemical Information and Modeling» ha dedicato la sua copertina a una scoperta del team di ricerca dell'Università di Padova. Lo studio ha decifrato il "dialogo" invisibile tra le regioni proteiche disordinate e l'RNA, una scoperta che promette di rivoluzionare lo sviluppo di cure personalizzate per malattie oggi difficili da trattare.

Oltre la forma: il potere della flessibilità
Nell'immaginario comune, le proteine sono strutture rigide e perfettamente organizzate. In realtà, molte di esse possiedono zone flessibili e prive di una forma stabile, definite "disordinate". Per lungo tempo trascurate dai ricercatori, queste aree si sono rivelate fondamentali per il funzionamento della cellula.

Nello studio coordinato dal prof. Stefano Moro, i ricercatori hanno analizzato come queste regioni riescano a riconoscere e legarsi selettivamente alle molecole di RNA, che trasportano e regolano le informazioni genetiche.


Un nuovo studio internazionale, frutto della collaborazione tra l’Università di Padova e gli atenei tunisini di Beja e Hammam Lif, ha rivelato le proprietà protettive dell’olio essenziale di mirto comune (Myrtus communis). La ricerca, pubblicata sulla rivista Antioxidants, dimostra come questo estratto naturale possa preservare la salute degli spermatozoi dagli effetti nocivi del bisfenolo A (BPA), un inquinante onnipresente nei materiali plastici.

Il bisfenolo A: un nemico invisibile
Il bisfenolo A è un interferente endocrino ampiamente utilizzato nella produzione industriale. La sua pericolosità deriva dalla capacità di imitare gli estrogeni, alterando l’equilibrio ormonale umano.

Azione: Riduce la funzionalità spermatica.

Effetto: Scatena uno stress ossidativo che danneggia le cellule riproduttive.

Rischi: Sebbene il suo uso sia già limitato in prodotti sensibili come i biberon, l'esposizione prolungata resta una minaccia per la fertilità maschile.


Un importante passo avanti nella lotta contro l'adenocarcinoma duttale del pancreas arriva da uno studio internazionale guidato dalla Sapienza Università di Roma. La ricerca, pubblicata su PNAS, ha individuato nella proteina Fra-2 la responsabile della resistenza alle moderne terapie molecolari, offrendo una nuova strategia per rendere i trattamenti finalmente efficaci.

La sfida del gene KRAS
Il principale motore di questo aggressivo tumore è la mutazione del gene KRAS, che spinge le cellule a moltiplicarsi in modo incontrollato. Sebbene siano stati sviluppati farmaci specifici per colpire la proteina KRAS mutata, la loro efficacia clinica è spesso deludente: il tumore, infatti, impara rapidamente a "schivare" l'attacco, diventando resistente.


Il futuro dell'alimentazione per chi soffre di celiachia passa dai laboratori del Cnr di Avellino. I ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Cnr-Isa) hanno infatti sviluppato un prototipo di pane di grano che, pur mantenendo le caratteristiche tipiche del frumento, vanta un contenuto di glutine inferiore alle 20 parti per milione (ppm). Questa soglia è fondamentale, poiché permette di etichettare ufficialmente il prodotto come "senza glutine" secondo gli standard internazionali.

Una tecnologia brevettata e innovativa
Il segreto di questo successo risiede in una complessa procedura enzimatica, perfezionata in anni di ricerca dal team guidato da Mauro Rossi e ora protetta da un brevetto internazionale. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Food Frontiers, descrive un processo che utilizza la transglutaminasi microbica (un enzima di grado alimentare) per trattare la farina di grano.

Attraverso questo metodo, il glutine viene isolato, detossificato e poi reintegrato con amido di frumento. Il risultato è una farina "gluten free" capace di restituire al pane le proprietà organolettiche, la consistenza e il sapore che solitamente mancano nei prodotti dietetici tradizionali.


Un team internazionale guidato dal CNR ha scoperto come le mutazioni del gene SMC1A scatenano gravi forme epilettiche nei bambini, individuando in una molecola specifica, l’ataluren, una concreta speranza terapeutica.

Il cuore della scoperta
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Epilepsia, ha fatto luce sulla DEE85, un'encefalopatia epilettica dello sviluppo estremamente aggressiva. Questa patologia è causata da alterazioni del gene SMC1A e si manifesta con crisi precoci, disabilità intellettiva e una resistenza cronica ai farmaci tradizionali.

Attraverso l'analisi del trascrittoma (l'insieme dei geni attivi nelle cellule dei pazienti), i ricercatori del Cnr-Itb e del Cnr-Ibpm hanno decifrato il "caos" genetico della malattia:

Mutazioni "stop" (non-senso): Interrompono precocemente la produzione della proteina SMC1A, causando uno sconvolgimento massiccio dell'espressione genica.

Mutazioni strutturali: Modificano singoli aminoacidi, producendo effetti più localizzati ma comunque invalidanti.


Un team di ricerca coordinato dall'Università Sapienza di Roma ha segnato un punto importante nella lotta contro il carcinoma ovarico sieroso di alto grado, la variante più letale e diffusa di questo tumore. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, ha svelato i meccanismi molecolari che permettono alla malattia di resistere ai trattamenti, aprendo la strada a terapie più efficaci e personalizzate.

La sfida della resistenza ai farmaci
Il tumore ovarico è una delle neoplasie ginecologiche più insidiose, spesso diagnosticato tardivamente a causa di sintomi sfumati e dell'assenza di test di screening preventivo. Sebbene inizialmente risponda bene alla chemioterapia a base di Platino, in molti casi il cancro sviluppa una farmaco-resistenza, ripresentandosi in forme ancora più aggressive. Superare questo ostacolo e prevenire le recidive è oggi la priorità assoluta per la ricerca clinica.


Un'importante sinergia scientifica tra l'Università di Trento, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Sapienza Università di Roma ha portato alla creazione di un innovativo sistema sperimentale tridimensionale. Questa piattaforma permette di analizzare la risposta ai farmaci per i gliomi di basso grado, tumori del sistema nervoso centrale che colpiscono frequentemente i bambini. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Molecular Cancer.

Cosa sono i gliomi e perché studiarli
I gliomi hanno origine dalle cellule gliali, il "supporto" vitale dei neuroni. Pur essendo forme a crescita lenta e meno aggressive, rappresentano circa il 40% dei tumori cerebrali e presentano ancora molti aspetti biologici ignoti. La sfida della medicina è trovare terapie sempre più precise per migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti.

La tecnologia degli organoidi: il tumore in provetta
Per superare i limiti delle vecchie colture cellulari "piatte" (in 2D), i ricercatori hanno utilizzato gli organoidi del proencefalo.

Cosa sono: Sono modelli di organi in miniatura coltivati in 3D.


Una ricerca d'eccellenza, nata dalla sinergia tra il Cnr-Ieomi di Napoli e Dompé farmaceutici S.p.A., ha svelato un meccanismo inedito che regola l'interleuchina 8 (IL-8), una proteina chiave nello sviluppo e nella diffusione metastatica del tumore al seno. Lo studio è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell Death & Disease.

Il ruolo della proteina Shp1: l'interruttore del tumore
Il team di ricerca ha scoperto che la proteina Shp1, nota per le sue proprietà oncosoppressive, agisce come un vero e proprio interruttore molecolare. Essa è in grado di interrompere la cascata di segnali pro-tumorali innescata dall'interleuchina 8, la quale solitamente rende il microambiente tumorale più ostile e favorisce l'invasione dei tessuti.


Una scoperta coordinata dall'Università di Torino rivela che il palmitato, un acido grasso comune nel microambiente tumorale, agisce come un doppio agente: nutre il cancro e neutralizza i linfociti incaricati di distruggerlo.

Il cancro non si limita a crescere; crea intorno a sé un ambiente ostile che disarma chi dovrebbe combatterlo. Una ricerca internazionale di alto profilo, guidata dalla Prof.ssa Teresa Manzo (Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute dell'Università di Torino) e pubblicata su Science Immunology, ha svelato un meccanismo finora ignoto che spiega come i grassi del tumore blocchino le nostre difese.


Due ricercatrici dell'Università di Padova dimezzano i tempi di produzione dei neuroni partendo dalle cellule del paziente, aprendo strade inedite per lo studio e la cura delle malattie neurodegenerative.
Un team di ricerca tutto al femminile dell'Università di Padova e dell'Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) ha messo a punto un metodo rivoluzionario per generare neuroni umani in laboratorio in tempi record. La tecnica, coordinata dalle professoresse Onelia Gagliano (Dipartimento di Ingegneria Industriale) e Cecilia Laterza (Dipartimento di Scienze Biomediche), permette di ottenere cellule nervose mature in soli 12 giorni, contro le 6-8 settimane richieste dai metodi tradizionali.

 

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