ogni puntino corrisponde a ciascun neurone individuato grazie all'alta risoluzione del nuovo tipo di microscopio

 

Innovativa tecnica ottica per l'indagine macroscopica ad alta risoluzione. Pubblicazione su Nature Methods a cura di Università di Firenze, Lens e Cnr-Ino

 Una tra le maggiori sfide della scienza è costituita dallo studio del cervello, della sua anatomia e della sua architettura cellulare, fondamentale per comprendere le funzioni del sistema nervoso centrale.

Un passo avanti in questo campo strategico della ricerca è costituito da una nuova tecnica ottica che permette un'indagine macroscopica ad alta risoluzione. Ne dà conto una pubblicazione su Nature Methods guidata dall'Università di Firenze (dipartimenti di Fisica e astronomia, di Ingegneria dell’informazione e di Biologia), dal Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare (Lens) e dall'Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino).



Su «Nature Communications» la tecnologia di gene drive che blocca la riproduzione femminile nelle zanzare portatrici di malaria.


Un team di ricercatori internazionale guidato dal prof Andrea Crisanti, Direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, ha dimostrato come si possano sopprimere le zanzare che trasmettono la malaria in pochi mesi in ambienti controllati che riproducono fedelmente condizioni ambientali dei paesi tropicali. Questa è la prima volta che la tecnologia gene drive si dimostra efficace in condizioni ecologiche realistiche e su un lungo periodo di tempo. Lo studio Gene-drive suppression of mosquito populations in large cages as a bridge between lab and field, pubblicato su «Nature Communications» ( https://www.nature.com/ncomms/ )ha dimostrato come le zanzare geneticamente modificate possano completamente eliminare popolazioni di zanzare vettori di malaria per l’uomo.
Nel 2019 ci sono stati 229 milioni di casi di malaria – in aumento rispetto all'anno precedente – e 409.000 decessi, a dimostrazione che sono necessari nuovi interventi per passare all'eradicazione della malaria. I ricercatori hanno preso di mira selettivamente la specie di zanzare Anopheles gambiae, che è responsabile della maggior parte della trasmissione della malaria nell'Africa sub-sahariana. Ci sono circa 3.500 specie di zanzare in tutto il mondo, di cui solo 40 specie correlate possono portare la malaria.

 

L’Università degli Studi di Milano ha studiato la capacità dei pipistrelli di coesistere con vari tipi di virus, compresi i coronavirus, scoprendo che il successo nel tenerli a bada deriva dalle variazioni di temperatura corporea. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Journal of Royal Society Interface.

Come possono i pipistrelli coesistere con i virus, compresi vari tipi di coronavirus, senza soffrire delle malattie? I ricercatori del Center for Complexity & Biosystems dell'Università di Milano hanno studiato questa interessante questione e hanno scoperto che il successo nel tenere a bada i virus deriva dalle variazioni di temperatura corporea caratteristiche dei pipistrelli. I pipistrelli sono rappresentati da più di 1.400 specie, circa un quarto di tutte le specie di mammiferi, popolano ogni tipo di habitat e sono gli unici mammiferi capaci di combattere in modo prolungato. Alcune specie di pipistrelli sono capaci di andare in letargo durante la stagione invernale, quando la temperatura diminuisce, le prede sono scarse e il fabbisogno di cibo può facilmente superare le risorse disponibili.


L'intervento è stato effettuato il 19 luglio scorso dall'équipe coordinata da Maurizio Barbara, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, salute mentale e organi di senso della Sapienza e della UOC di Otorinolaringoiatria del Sant'Andrea. L’impianto inserito chirurgicamente nell'orecchio permetterà al paziente di riacquisire la funzione uditiva ma soprattutto di recuperare importanti deficit vestibolari limitanti attività quotidiane come camminare e mantenere l’equilibrio in spazi poco illuminati.

Il 19 luglio 2021, presso l’AOU Sant’Andrea di Roma, è stato effettuato il primo impianto per il sistema vestibolare in Italia finalizzato alla risoluzione dell'ipofunzione labirintica bilaterale, un deficit che colpisce l’orecchio interno compromettendo la funzione uditiva e quelle legate al sistema vestibolare.

L’intervento, eseguito dall’equipe medica coordinata da Maurizio Barbara docente del Dipartimento di Neuroscienze, salute mentale e organi di senso della Sapienza e direttore della UOC di Otorinolaringoiatria del Sant'Andrea, permetterà al paziente di riacquisire l’udito dal lato operato, ma soprattutto di recuperare importanti deficit vestibolari limitanti attività quotidiane come camminare e mantenere l’equilibrio in spazi poco illuminati.


Al via il nuovo progetto coordinato da Unipi e finanziato da Wings for Life.

Dopo la conclusione del progetto “Meccanotrasduzione dei neuroni: una strategia futura per la rigenerazione delle lesioni del midollo spinale?” che ha visto la pubblicazione sulla rivista Journal of Neuroscience di un lavoro intitolato “Extremely Low Forces Induce Extreme Axon Growth”, la fondazione Wings for Life rinnova la sua fiducia al team della professoressa Vittoria Raffa del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa con il finanziamento di un nuovo progetto dal titolo “Stretch-growth e terapia cellulare: un nuovo approccio combinatorio per il trattamento delle lesioni del midollo spinale”.

 

 

L’Università degli Studi di Milano e il Policlinico di Milano parte del consorzio internazionale che ha pubblicato su Nature Communications la scoperta di 6 nuove varianti geniche, candidate implicate nei meccanismi biologici alla base della malattia di Alzheimer, e di un punteggio di rischio poligenico, che consente di identificare i soggetti ad elevato rischio di sviluppare la malattia. Analizzato il DNA di oltre 400mila soggetti.

La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista “Nature Communications”, rappresenta il più grande studio genetico ad oggi realizzato, grazie al contributo di tutti i più importanti gruppi di ricerca Europei ed Americani, riuniti e coordinati in un unico grande consorzio multinazionale.

 

Su Molecular Cell pubblicati i risultati di una ricerca condotta da gruppi di ricerca di IEO e dell’Università Statale di Milano, e sostenuta da Fondazione AIRC.

Un gruppo di ricercatori del dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano ha identificato uno dei meccanismi molecolari che causa la “perdita di identità” cellulare. Si tratta di una caratteristica tipica delle cellule tumorali, e il meccanismo individuato potrà forse essere sfruttato per riportare tali cellule alla normalità. I risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC, sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Molecular Cell.

 

I ricercatori del Gaslini e dell’Università di Genova contribuiscono a un maxi studio internazionale pubblicato su ‘’Nature’’, realizzato da 3500 ricercatori di 25 Paesi, che ha coinvolto 50 mila pazienti e 2 milioni di controlli sani. Lo studio ha identificato 13 regioni del genoma che portano alla forma grave di COVID-19; confermati fumo e obesità tra i fattori di rischio.


Quali sono i fattori genetici che possono influenzare il decorso della malattia da COVID-19, per cui alcuni pazienti sviluppano una malattia grave e altri manifestano sintomi lievi od addirittura assenti? Un maxi-studio studio realizzato con un’ampia collaborazione internazionale rivela che diversi marcatori genetici sono associati all'infezione da SARS-CoV-2 e possono influenzare la gravità del COVID-19. In particolare, 13 regioni genomiche (loci) aumentano il rischio di sviluppare forme gravi dell’infezione; confermati, inoltre, i fattori di rischio dipendenti dal fumo e dall’alto indice di massa corporea. Questi risultati provengono da uno dei più grandi studi di associazione sull'intero genoma mai eseguiti, che include quasi 50mila pazienti e due milioni di controlli sani.

 


Il team di ricerca dell’Università degli Studi di Milano e del Policlinico di Milano, parte del progetto globale COVID-19 Host Genomics Initiative, ha contribuito a identificare 13 posizioni nel genoma umano e altri fattori predittivi che influenzano la risposta al COVID-19. I risultati appena pubblicati su Nature.

Quali sono i fattori genetici che influiscono sulla risposta al COVID-19, per cui alcuni pazienti sviluppano malattie gravi e pericolose che richiedono il ricovero in ospedale, mentre altri se la cavano con sintomi lievi o addirittura senza alcun sintomo?

Nel marzo 2020, migliaia di scienziati di tutto il mondo hanno unito le forze per rispondere a questa domanda attraverso uno di uno dei più ampi studi di associazione genome-wide mai eseguiti: gli scienziati fanno parte del progetto globale COVID-19 Host Genetics Initiative (COVID-19 HGI) che rappresenta attualmente una delle più estese collaborazioni nel campo della genetica umana, con oltre 3.300 autori e 61 studi di 25 paesi, che è guidato da Andrea Ganna e Mark Daly, del Institute of Molecular Medicine of Finland (FIMM), Università di Helsinki. Del consorzio fa parte anche il gruppo di studio Fondazione COVID-19 Genomic Study (FOGS) presso la Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano, coordinato da Luca Valenti, docente di Medicina Interna alla Statale e medico del centro trasfusionale del Policlinico.


Un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma ha sviluppato una nuova nanoparticella ibrida in grado di veicolare in maniera efficace e selettiva gli agenti chemioterapici. I risultati dello studio, che potranno essere applicati per la cura di diversi tipi di tumore, sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Nanobiotechnlogy
I nuovi strumenti terapeutici nella lotta contro il cancro, che sfruttano le possibilità derivanti dalle nanotecnologie, sono basati sul rilascio mirato all’interno delle cellule tumorali di piccoli frammenti di RNA, i cosiddetti microRNA. Nonostante però queste molecole possiedano un elevato potenziale per il trattamento del cancro, per garantirne l’efficacia è necessario indirizzarli selettivamente alle cellule neoplastiche.

In uno studio tutto italiano, i ricercatori dei dipartimenti di Scienze biochimiche A. Rossi Fanelli, di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell'apparato locomotore e di Chimica e tecnologia del farmaco della Sapienza hanno creato in laboratorio un nuovo sistema per il rilascio mirato di farmaci chemioterapici che utilizza specifiche molecole, i dendrimeri aminici, che agiscono come una sorta di spugna per i piccoli RNA.

 

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