Una ricerca guidata dall'Università di Torino dimostra che il composto protegge memoria e neuroni attaccando la malattia su più fronti, aprendo la strada a nuove cure.
Un team di ricerca internazionale ha scoperto una promettente strategia per combattere l'Alzheimer, una delle forme di demenza più diffuse a livello globale. Lo studio evidenzia come l'ormone GHRH e, in particolare, un suo derivato sintetico chiamato MR-409, siano stati in grado di limitare i principali danni cerebrali causati dalla patologia all'interno di modelli sperimentali.

Oggi l'Alzheimer interessa milioni di pazienti in tutto il mondo, ma i farmaci attuali si limitano per lo più a gestire i sintomi senza bloccare il declino cognitivo. La vera sfida della scienza è quindi individuare terapie "malattia-modificanti", capaci cioè di salvaguardare il tessuto cerebrale e rallentare il decorso della patologia.


Uno studio internazionale guidato dall’Università di Padova dimostra come l’ingresso di calcio nei mitocondri regoli le difese immunitarie, offrendo una nuova strategia contro le malattie infiammatorie.

I mitocondri non sono più considerati solo le "centrali energetiche" delle nostre cellule, ma veri e propri registi dell'infiammazione. A confermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Cell Death & Differentiation», condotto dalle ricercatrici Gaia Gherardi e Francesca Spinelli e coordinato dal professor Rosario Rizzuto dell’Università di Padova, in collaborazione con l’IRCCS San Raffaele di Milano e l’Università di Cambridge.


Una nuova ricerca coordinata dall'Università Sapienza di Roma ha individuato una proteina che funge da vero e proprio freno biologico per le nostre difese, favorendo la crescita delle masse tumorali. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal for ImmunoTherapy of Cancer, getta le basi per lo sviluppo di farmaci di nuova generazione capaci di colpire anche i tumori oggi più difficili da trattare.

Il limite delle attuali immunoterapie
Tra le armi più efficaci oggi a disposizione contro il cancro ci sono gli anticorpi monoclonali diretti contro i cosiddetti checkpoint immunitari (una scoperta che è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 2018 a James P. Allison e Tasuku Honjo). Questi farmaci funzionano disattivando i "freni molecolari" che il tumore usa per nascondersi, permettendo così alle cellule immunitarie di aggredirlo.


Uno studio internazionale guidato dall'Università Statale di Milano ha sviluppato un peptide artificiale capace di disattivare l'interruttore chimico neuronale responsabile della sofferenza neuropatica. La ricerca, apparsa su The Journal of Physiology, apre le porte a terapie mirate e prive di effetti collaterali.


Una via biologica per superare l'emergenza oppioidi
Il dolore cronico, e in particolare quello legato alle neuropatie — condizioni di sofferenza prolungata causate da lesioni o disfunzioni del sistema nervoso centrale o periferico —, rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria di portata mondiale. Attualmente, le terapie più diffuse per mitigarne i sintomi si basano sull'uso di farmaci oppioidi, i quali però comportano severi effetti collaterali e un elevato rischio di sviluppare dipendenza. Una svolta decisiva verso trattamenti più sicuri arriva oggi dall'Università Statale di Milano, dove un'équipe di scienziati ha messo a punto una strategia d'avanguardia. Attraverso la biologia sintetica, il gruppo ha individuato un bersaglio molecolare inedito, neutralizzabile tramite un peptide sintetico, in grado di aggirare i limiti storici delle vecchie terapie.


Un team di ricercatori dell'Ateneo bolognese ha sviluppato un dispositivo accessibile che riproduce in laboratorio i complessi gradienti di ossigeno tipici dei tessuti umani. La tecnologia, già al centro dello spin-off InSimili, promette di accelerare la ricerca oncologica e lo screening di nuove terapie.


In occasione della Giornata Mondiale dell'8 maggio, l'Ospedale romano traccia il bilancio di una svolta storica grazie a CRISPR-Cas9. Oggi la terapia è a carico del SSN per la fascia tra i 12 e i 35 anni, permettendo alla quasi totalità dei pazienti di azzerare le trasfusioni.


La Svolta: Dalla Ricerca alla Rimborsabilità del SSN
Una sola somministrazione ha il potenziale di cambiare definitivamente la vita dei pazienti. Il Servizio Sanitario Nazionale ha ufficialmente approvato la rimborsabilità della prima terapia di editing genetico per la beta-talassemia trasfusione-dipendente e l’anemia falciforme severa, un provvedimento destinato a cambiare il destino dei malati con un'età compresa tra i 12 e i 35 anni. Si compie così il passaggio cruciale dalla sperimentazione alla pratica clinica di una terapia avanzata che si basa sulla modifica delle cellule staminali del paziente stesso.

 



La prestigiosa rivista «Journal of Chemical Information and Modeling» ha dedicato la sua copertina a una scoperta del team di ricerca dell'Università di Padova. Lo studio ha decifrato il "dialogo" invisibile tra le regioni proteiche disordinate e l'RNA, una scoperta che promette di rivoluzionare lo sviluppo di cure personalizzate per malattie oggi difficili da trattare.

Oltre la forma: il potere della flessibilità
Nell'immaginario comune, le proteine sono strutture rigide e perfettamente organizzate. In realtà, molte di esse possiedono zone flessibili e prive di una forma stabile, definite "disordinate". Per lungo tempo trascurate dai ricercatori, queste aree si sono rivelate fondamentali per il funzionamento della cellula.

Nello studio coordinato dal prof. Stefano Moro, i ricercatori hanno analizzato come queste regioni riescano a riconoscere e legarsi selettivamente alle molecole di RNA, che trasportano e regolano le informazioni genetiche.


Un nuovo studio internazionale, frutto della collaborazione tra l’Università di Padova e gli atenei tunisini di Beja e Hammam Lif, ha rivelato le proprietà protettive dell’olio essenziale di mirto comune (Myrtus communis). La ricerca, pubblicata sulla rivista Antioxidants, dimostra come questo estratto naturale possa preservare la salute degli spermatozoi dagli effetti nocivi del bisfenolo A (BPA), un inquinante onnipresente nei materiali plastici.

Il bisfenolo A: un nemico invisibile
Il bisfenolo A è un interferente endocrino ampiamente utilizzato nella produzione industriale. La sua pericolosità deriva dalla capacità di imitare gli estrogeni, alterando l’equilibrio ormonale umano.

Azione: Riduce la funzionalità spermatica.

Effetto: Scatena uno stress ossidativo che danneggia le cellule riproduttive.

Rischi: Sebbene il suo uso sia già limitato in prodotti sensibili come i biberon, l'esposizione prolungata resta una minaccia per la fertilità maschile.


Un importante passo avanti nella lotta contro l'adenocarcinoma duttale del pancreas arriva da uno studio internazionale guidato dalla Sapienza Università di Roma. La ricerca, pubblicata su PNAS, ha individuato nella proteina Fra-2 la responsabile della resistenza alle moderne terapie molecolari, offrendo una nuova strategia per rendere i trattamenti finalmente efficaci.

La sfida del gene KRAS
Il principale motore di questo aggressivo tumore è la mutazione del gene KRAS, che spinge le cellule a moltiplicarsi in modo incontrollato. Sebbene siano stati sviluppati farmaci specifici per colpire la proteina KRAS mutata, la loro efficacia clinica è spesso deludente: il tumore, infatti, impara rapidamente a "schivare" l'attacco, diventando resistente.


Il futuro dell'alimentazione per chi soffre di celiachia passa dai laboratori del Cnr di Avellino. I ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Cnr-Isa) hanno infatti sviluppato un prototipo di pane di grano che, pur mantenendo le caratteristiche tipiche del frumento, vanta un contenuto di glutine inferiore alle 20 parti per milione (ppm). Questa soglia è fondamentale, poiché permette di etichettare ufficialmente il prodotto come "senza glutine" secondo gli standard internazionali.

Una tecnologia brevettata e innovativa
Il segreto di questo successo risiede in una complessa procedura enzimatica, perfezionata in anni di ricerca dal team guidato da Mauro Rossi e ora protetta da un brevetto internazionale. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Food Frontiers, descrive un processo che utilizza la transglutaminasi microbica (un enzima di grado alimentare) per trattare la farina di grano.

Attraverso questo metodo, il glutine viene isolato, detossificato e poi reintegrato con amido di frumento. Il risultato è una farina "gluten free" capace di restituire al pane le proprietà organolettiche, la consistenza e il sapore che solitamente mancano nei prodotti dietetici tradizionali.

 

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