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Mammiferi dell'Asia centrale, 43 milioni di anni di clima: una svolta famosa era in parte nei sacchi di sedimento

Emma Bariosco 12 Ott 2026


Sei ricercatori tedeschi hanno ricostruito la storia dei mammiferi di Mongolia e Cina settentrionale fra 66 e 23 milioni di anni fa, correggendo il conteggio per la quantità di fossili raccolti. Il caldo improvviso di 56 milioni di anni fa, la siccità regionale dell'Eocene medio e il raffreddamento di 34 milioni di anni fa hanno lasciato il segno. Il passaggio dai grandi erbivori ai roditori, descritto nel 1998, esce ridimensionato. Lo studio è uscito su Nature Communications l'8 settembre 2026.

 

 

 

Ritrovamenti di mammiferi fossili e generi contati per età, in Mongolia e Cina settentrionale fra 66 e 23 milioni di anni fa. Dati grezzi, non corretti per il campionamento: il salto dell'Hsandagolian segue il numero di fossili raccolti. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Benevento G.L. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-77374-7, Tabella 1 (licenza CC BY 4.0).


Nel 1998 due paleontologi, Jin Meng e Malcolm McKenna, descrissero su Nature un cambio di fauna sull'altopiano mongolo. Attorno a 34 milioni di anni fa, quando la Terra si raffreddò, i perissodattili, il gruppo dei cavalli, dei tapiri e dei rinoceronti, lasciavano il posto a roditori e lagomorfi, il gruppo delle lepri. Lo chiamarono Mongolian Remodeling, il rimodellamento mongolo. Da allora è un capitolo dei libri.
Gemma Benevento, del Senckenberg di Francoforte e del centro tedesco per la biodiversità iDiv, lo ha rimesso alla prova con altri cinque colleghi di Francoforte, Jena e Tubinga. Il lavoro è uscito su Nature Communications l'8 settembre 2026. Copre il Paleogene, da 66 a 23 milioni di anni fa, in Mongolia e nella Cina a nord del trentesimo parallelo.


I dati vengono da due archivi pubblici di fossili, la Paleobiology Database e la banca dati NOW, e dalla letteratura. Sono 1.887 ritrovamenti di 393 generi in 426 località. Il tempo è diviso in undici età, quelle che i paleontologi usano per i mammiferi d'Asia, dallo Shanghuan al Tabenbulakian. Per il peso degli animali il gruppo ha usato il primo molare inferiore, che si conserva bene e cresce con la taglia. Il clima viene da un modello che simula insieme atmosfera, oceano e vegetazione. Ne esce un indice di aridità, il rapporto fra la pioggia e l'acqua che il terreno potrebbe perdere per evaporazione.
Il problema di partenza è semplice. Dove si raccolgono più fossili si contano più generi. Nell'Hsandagolian, l'età che segue il raffreddamento, i ritrovamenti sono 722. Nell'Ergilian, l'età prima, sono 126. Contati così, i generi passano da 61 a 129 e sembrano raddoppiare. Gli autori hanno usato la rarefazione, un metodo che confronta le età a parità di completezza del campione, come se in ogni età si fosse scavato con lo stesso sforzo.


Corretti i conteggi, il quadro mostra tre svolte. La prima è al passaggio fra Paleocene ed Eocene, circa 56 milioni di anni fa, quando un caldo improvviso colpì tutto il pianeta. Il numero di generi e di specie triplica. L'inizio dell'Eocene è il momento più ricco dell'intero periodo. Fra il Bumbanian e l'Arshantan la taglia degli animali cambia in modo netto.
La seconda svolta è regionale. Nell'Eocene medio, attorno a 40 milioni di anni fa, la ricchezza crolla quasi ai livelli del Paleocene. Spariscono soprattutto gruppi arcaici, i pantodonti, i condilartri, i creodonti. Nel modello il clima dell'Asia centrale passa da semiarido ad arido proprio fra l'inizio e la metà dell'Eocene. Gli autori collegano le due cose. Scrivono anche che il calo potrebbe dipendere dal raffreddamento lento dell'epoca o da un breve riscaldamento noto come MECO. Il legame con la siccità è un'inferenza.
La terza svolta coincide con il raffreddamento al passaggio fra Eocene e Oligocene. La ricchezza scende di nuovo e la taglia mediana degli animali diminuisce. Il rimodellamento mongolo invece esce più piccolo. Dopo la correzione il cambio di gruppi attorno al raffreddamento è meno brusco. L'aumento di roditori e lagomorfi nell'Oligocene dipende in parte dal campionamento. Le rocce fossilifere dell'Oligocene sono più numerose di quelle dell'Eocene finale, e per gli animali piccoli si setaccia di più. Roditori e lagomorfi sono sempre stati più numerosi dei perissodattili per numero di generi, come ci si aspetta da animali piccoli. Le località con perissodattili risultano perfino più aride di quelle con roditori e lepri. È il contrario dell'idea che i piccoli sopportassero meglio la siccità. Se un passaggio c'è stato, scrivono gli autori, fu debole e forse già nell'Eocene medio.


I limiti sono dichiarati. L'Irdinmanhan ha così pochi fossili che la ricchezza non si è potuta stimare. Le date delle età dei mammiferi asiatici restano incerte nel confronto con gli altri continenti. Il modello climatico ha maglie larghe, di alcuni gradi, e con molta anidride carbonica le piante usano meglio l'acqua, così l'indice di aridità non si traduce in vegetazione in modo diretto.
Lo studio è finanziato dalla Leibniz-Gemeinschaft, dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft e dal Land Assia. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse. Il paper non contiene una dichiarazione sull'uso di intelligenza artificiale. Dati e codice stanno nei materiali supplementari. Una rivista divulgativa tedesca ha scritto che la siccità sarebbe iniziata sei milioni di anni prima del previsto. Nel paper questa cifra non c'è.


Bibliografia
Benevento G.L., Meijer N., Brugger J., Mulch A., Hickler T., Fritz S.A., «Global and regional climate change impacted Paleogene mammal faunas in Central Asia», Nature Communications, 17, 9606, pubblicato online l'8 settembre 2026, accesso aperto, licenza CC BY 4.0. doi: 10.1038/s41467-026-77374-7
Meng J., McKenna M.C., «Faunal turnovers of Palaeogene mammals from the Mongolian Plateau», Nature, 394, 364–367, 1998. doi: 10.1038/28603
The NOW Community, «NOW – New and Old Worlds: Database of fossil mammals», versione 1, Zenodo, 11 novembre 2020, licenza CC BY 4.0. doi: 10.5281/zenodo.4268068




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