Un team internazionale ha identificato per la prima volta tutti i geni trascritti nella pianta di girasole “potenziata” grazie alla simbiosi con un fungo benefico che ne favorisce la crescita e lo sviluppo. La ricerca è stata condotta dai genetisti e microbiologi dell’Università di Pisa, coordinati rispettivamente dal professore Andrea Cavallini e dalla professoressa Manuela Giovannetti, e dai bioinformatici del Centro di ricerca inglese Rothamsted Research. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” del gruppo editoriale "Nature".
“Il girasole è una delle quattro più importanti piante produttrici di olio, il prezioso olio di girasole, ricavato dai suoi semi e ricco di acidi grassi insaturi e vitamina E, che è sempre più utilizzato nell’industria alimentare - spiega Andrea Cavallini - Noi con questo studio abbiamo dimostrato che l’espressione di alcuni geni, fondamentali per la crescita e l’assorbimento dei nutrienti nel girasole, aumenta a seguito dell’instaurarsi della simbiosi con un fungo benefico”.
La collaborazione tra i genetisti, microbiologi e bioinformatici ha dunque portato alla identificazione del “trascrittoma”, cioè di tutti i geni espressi nella radice del girasole micorrizato, ovvero quando la pianta si trova a vivere in simbiosi con il fungo Rhizoglomus irregulare.
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Astaxantina, ricerca svela i meccanismi di produzione della molecola naturale dalle forti proprietà antiossidanti
31 Gen 2018 Scritto da Redazione
Pubblicato sulla rivista Scientific reports lo studio condotto dall’università di Verona insieme al Politecnico di Milano e all’Istituto italiano di tecnologia
Ritardare o inibire i processi ossidativi nel nostro organismo è fondamentale per allontanare infiammazioni, malattie degenerative e per mantenersi giovani. La molecola naturale maggiormente ricca di proprietà antiossidanti è l’astaxantina, un pigmento prodotto da microalghe fotosintetiche che si ritrova poi in diversi organismi tra cui pesci e crostacei che si nutrono di queste microalghe. Oggi la produzione di questa molecola richiede costi elevati da parte del
mondo industriale perché è possibile ottenerla in quantità molto basse. Ora però si apre una nuova frontiera. La prestigiosa rivista Scientific reports del gruppo Nature ha pubblicato un importante studio che svela i motivi alla base della bassa produttività di questa molecola osservata in colture di alghe. La ricerca è coordinata da Matteo Ballottari, docente di fisiologia vegetale dell’università di Verona e realizzata insieme alPolitecnico di Milano e al Center for Nano Science and Technology dell’Istituto italiano di tecnologia (CNST – IIT Milano). I risultati ottenuti permettono ora di delineare innovative strategie biotecnologiche per aumentare significativamente la produzione di astaxantina in microalghe o ingegnerizzare piante superiori per produrre questo pigmento. Che cos’è l’astaxantina. L’astaxantina è un pigmento di elevato interesse industriale con applicazioni che vanno dalla produzione di mangimi per pesci per ottenere la desiderata colorazione rossa, alla cosmetica e nutraceutica grazie al suo forte potere antiossidante. L’astaxantina è, infatti, tra le molecole naturali con il potere antiossidante più forte e, per questo motivo, sono in via di studio applicazioni di questa molecola come agente anti-tumorale, anti-infiammatorio e per la protezione della pelle dai raggi UV. La produzione industriale di astaxantina si basa essenzialmente sulla coltivazione in “fotobioreattori” (contenitori chiusi esposti alla luce del sole) di Haematococcus pluvialis, una microalga di acqua dolce che accumula alti livelli di astaxantina (fino al 5% della biomassa prodotta) in condizioni di “stress” quando, cioè, le cellule si trovano a dover fronteggiare condizioni avverse come alta temperatura, carenze nutrizionali o alta salinità. La resa complessiva di astaxantina tramite coltivazione di microalghe è tuttavia molto bassa: per questo motivo il suo prezzo sul mercato può raggiungere anche diverse migliaia di euro al chilogrammo.
Quasi 6.000 cancri orofaringei all'anno in Italia, dentisti prime 'sentinelle'
29 Gen 2018 Scritto da Omceo
La salute del cavo orale sempre piu' al centro dell'attenzione per numerose patologie. Questo il messaggio lanciato a Viareggio (Lucca) in occasione del V Congresso dell'Istituto Stomatologico Toscano. L'evento individua tematiche comuni ai vari operatori per promuovere al tempo stesso formazione e aggiornamento, con il denominatore comune dell'alto livello culturale e scientifico. Il tema e' quello della patologia orale: un approccio pratico per identificare una serie di indicazioni concrete per la pratica di tutti i giorni. L'intenzione e' quella di analizzare i rapporti delle infezioni orali con le malattie sistemiche e contestualmente dare chiare indicazioni per la diagnosi e il trattamento delle patologie orali piu' frequenti, in particolare quelle infiammatorie e quelle neoplastiche.
NEOPLASIE: DENTISTI E IGIENISTI DENTALI PRIME SENTINELLE - I numeri relativi al cancro orale sono infatti in aumento: quasi 6000 cancri orofaringei all'anno in Italia. "Eppure, si tratta di una patologia facilmente diagnosticabile, in quanto non colpisce un organo profondo e non ha una manifestazione tardiva" afferma il prof. Ugo Covani, Direttore dell'Istituto Stomatologico Toscano (Centro di Odontoiatria della Casa di Cura San Camillo - Forte dei Marmi). Tuttavia, persiste un forte ritardo diagnostico, sia per la trascuratezza del paziente, che talvolta tende a ignorare lesioni o altri sintomi che potrebbero far intuire la presenza di un tumore, sia per quella degli stessi medici. Tanto piu' tardiva e' la diagnosi, tanto piu' demolitivo e' l'intervento per l'estensione raggiunta dal cancro. Un intervento per questo tipo di neoplasie implica anche grosse conseguenze a livello psicologico, in quanto diventa necessario intervenire sul volto e su altre parti esteticamente rilevanti. "Affinche' si riesca ad implementare un'efficace prevenzione e' importante che si riconosca un adeguato ruolo al dentista, ma anche all'igienista dentale. Quest'ultima e' la figura che dialoga maggiormente col paziente, vi passa molto tempo insieme, si occupa dei controlli preliminari: un insieme di fasi a seguito delle quali puo' veicolare i messaggi ai pazienti soprattutto per quanto riguarda i fattori di rischio rappresentati dal fumo e dall'alcol" sottolinea il prof. Covani.
Indentificata la mappa genetica del girasole in simbiosi con un fungo benefico
29 Gen 2018 Scritto da Università di PisaLo studio, pubblicato su “Scientific Reports”, rivista del gruppo "Nature", è stato condotto da un team internazionale di ricercatori coordinati dall’Università di Pisa
“Medici del futuro 2.0 farmaci equivalenti-biosimilari qualità, efficacia e sostenibilità”
22 Nov 2017 Scritto da Università Tor VergataSi è tenuto oggi un evento dal titolo “Medici del futuro 2.0 farmaci equivalenti-biosimilari qualità, efficacia e sostenibilità” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, con l’obiettivo di assicurare e promuovere l’utilizzo di questi farmaci, in quanto rappresentano delle opportunità per il nostro SSN a un costo più contenuto. Questo consente, di conseguenza, un allargamento della base di pazienti che può accederne, nonché più idonee opportunità terapeutiche per i cittadini. L’evento vuole essere un’occasione per rafforzare la fiducia verso la sicurezza e l’efficacia dei biosimilari con politiche di prezzo sostenibili. Ha dato il benvenuto il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – il Prof. Orazio Schillaci, sottolineando che l’iniziativa, fortemente voluta dagli studenti, è molto utile per dibattere su una tematica così interessante come quella dei farmaci equivalenti-biosimilari soprattutto in un momento economico così delicato: “Aprire una finestra di confronto proprio nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma "Tor Vergata", non può che essere la sede più adatta per discutere di queste problematiche” – ha concluso il Preside. Prof. Giuseppe Novelli, Rettore Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" - ha spiegato che un’alta formazione di qualità si traduce anche in giornate di approfondimento come questa, centrata su tematiche particolarmente importanti: "Ai nostri giovani, i nostri futuri medici, l’Ateneo intende offrire strumenti di conoscenza e valutazione avanzati che potranno aiutarli nella professione, e contribuire a fare vera informazione scientifica".
Ictus, nuovo approccio per il recupero della mobilità
29 Gen 2018 Scritto da In-Cnr di Pisa e Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’AnnaL’Istituto di neuroscienze del Cnr e l’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna hanno individuato una strategia terapeutica che prevede l’impiego di strumenti robotici e il ripristino della normale comunicazione dei due emisferi cerebrali. Lo studio pubblicato su eLife
Un nuovo approccio integrato per il recupero delle funzioni motorie lesionate da ictus attraverso la riabilitazione robotica e il ripristino di una normale comunicazione tra i due emisferi cerebrali: questi i risultati dello studio realizzato congiuntamente dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Pisa e dall’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, pubblicati sulla rivista eLife, che aprono a nuove possibilità terapeutiche per trattare l’emiparesi dovuta a ischemia cerebrale. La ricerca, coordinata da Matteo Caleo dell’In-Cnr e da Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant’Anna, ha individuato una nuova strategia terapeutica capace di migliorare significativamente la funzione motoria dell’arto superiore colpito da paresi: il trattamento prevede un’inattivazione transitoria di una piccola porzione dell’emisfero sano, combinata con la riabilitazione fisica guidata da strumenti robotici, i quali a loro volta permettono un preciso controllo dell’esercizio svolto e la raccolta di dati su forze, velocità e traiettorie esercitate dal soggetto.
In Gazzetta ufficiale collirio che cura malattia rara della vista: parla la ricercatrice
26 Gen 2018 Scritto da Omceo

- COME VEDE CHI SOFFRE DI GLAUCOMA. In chi soffre di glaucoma, si ha una perdita graduale del campo visivo fino alla visione tubulare, cioe' e' come guardare attraverso un foglio di carta arrotolato: il paziente vede bene, puo' avere anche 10/10, ma vede solo una piccola porzione, per cui e' incapace di orientarsi, per esempio di attraversare la strada. 'Il glaucoma e' una malattia che interessa il 3% della popolazione con piu' di 40 anni di eta'- dice il professor Giorgio Marchini, direttore Clinica Oculistica dell'azienza ospedaliera universitaria Integrata di Verona- Viene chiamato 'il ladro silenzioso della vista' poiche' non da' sintomi e puo' portare alla cecita' se non scoperto e non curato. La causa e' principalmente legata all'aumento della pressione intraoculare, che danneggia progressivamente il nervo ottico e il campo visivo. Nella sua genesi tuttavia giocano un ruolo anche fattori neurodegenerativi e vascolari'.

Il 55% delle morti delle donne, in Europa, e' causato da cardiopatia ischemica e ictus. Dopo gli 80 anni, le donne colpite da ictus sono il 20% in piu' rispetto agli uomini. Ma alcune specifiche condizioni rendono il rischio molto piu' elevato anche nelle fasce di eta' piu' giovani. Dal punto di vista epidemiologico, ogni 100.000 donne in eta' fertile si registrano 4,4 ictus ischemici che rappresentano circa l'85% per centro di tutti gli stroke. In modo particolare, per le donne che soffrono di emicrania con 'aura', che utilizzano contraccettivi orali e hanno il vizio del fumo, si registra un rischio 30 volte maggiore di essere colpite da ictus. Nel corso degli ultimi anni si e' evidenziato come fattori esclusivamente femminili (ormoni, gravidanza, parto, menopausa) agiscano a breve, medio e lungo termine, aumentando il rischio di ictus lungo l'arco dell'intera vita della donna.
Procreazione medicalmente assistita, oltre 3mila alterazioni genetiche oggi note
24 Gen 2018 Scritto da Omceo
Le alterazioni genetiche ad oggi note sono oltre 3mila, ma e' un continuo scoprirne di nuove: dalle piu' comuni come la trisomia del cromosoma 21 (cioe' la sindrome di Down) alla talassemia (malattia ereditaria del sangue che comporta anemia e colpisce il 5-6% della popolazione italiana). L'incidenza di queste alterazioni genetiche e' varia, poiche' dipende dall'eta' della donna: in una ventenne si tratta del 2%, ma in una donna quarantenne raggiunge il 18-20%. Nel campo della Procreazione medicalmente assistita ci sono intanto delle novita': da circa 6 mesi, infatti, all'ospedale Santa Margherita di Cortona e' disponibile un nuovo servizio volto a prevenire la trasmissione di alterazioni genetiche. Si chiama diagnosi genetica preimpianto (Pdg secondo l'acronimo) e viene effettuata per la prima volta a livello di sistema sanitario pubblico; in pratica, il cittadino dovra' pagare solamente il ticket.
Sostanze estratte dalle piante, efficaci contro la cefalea
24 Gen 2018 Scritto da Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e Istituto di scienze neurologiche
È quanto emerge da uno studio dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e dell’Istituto di scienze neurologiche del Cnr sui rimedi vegetali usati nella medicina popolare tra il XIX e il XX secolo. Circa l’80%, alla luce delle attuali conoscenze farmacologiche, presenta componenti in grado di contrastare i meccanismi alla base del mal di testa. Il 40% di queste piante era in uso già da circa 2000 anni. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la cefalea è tra i disturbi del sistema nervoso più diffusi, con conseguenti gravi problemi di salute e disabilità. I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr) e Istituto di scienze neurologiche (Isn-Cnr) - si sono interessati all’argomento con uno studio sui rimedi vegetali usati dalla medicina popolare italiana tra il XIX ed il XX secolo. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

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