Dai fondali marini alla medicina: un piccolo invertebrato svela come l'elettricità "parla" ai geni

Carlo Rossini 05 Mar 2026


Un’importante ricerca condotta dalle Università di Padova e Milano (Statale) ha aperto una nuova frontiera nello studio della neuromodulazione. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurobiology of Disease, ha analizzato gli effetti della stimolazione elettrica a corrente continua (DCS) sul Botryllus schlosseri, un comune tunicato marino.

Nonostante la distanza evolutiva apparente, questi organismi sono i parenti più stretti dei vertebrati e condividono con l’uomo meccanismi genetici fondamentali, rendendoli modelli perfetti per studiare l'invecchiamento cerebrale e le malattie neurodegenerative.

La stimolazione elettrica sotto la lente molecolare
La stimolazione a corrente continua (DCS) è una tecnica non invasiva già impiegata in ambito clinico sull'uomo per modulare l'attività neuronale. Tuttavia, ciò che accade a livello molecolare dopo il trattamento non è ancora del tutto chiaro. Utilizzando il Botryllus come "laboratorio vivente", i ricercatori hanno potuto osservare in tempo reale come i geni rispondono agli impulsi elettrici.

I punti chiave della scoperta
L'esperimento ha previsto brevi sessioni di stimolazione (0,5 mA per 30 minuti), monitorando la reazione degli organismi a 3, 24 e 48 ore di distanza. Ecco i risultati principali:

Risposta fisiologica immediata: È stato riscontrato un aumento temporaneo della frequenza cardiaca subito dopo la stimolazione, senza danni o alterazioni permanenti al comportamento dell'animale.

Onda d'urto genetica: A livello molecolare, la stimolazione ha innescato una reazione dinamica. Sono stati coinvolti 191 geni dopo 3 ore, 104 dopo un giorno e ben 529 dopo 48 ore.

Funzioni interessate: I cambiamenti hanno riguardato soprattutto il sistema immunitario, la risposta allo stress ossidativo, la comunicazione tra neuroni e, sul lungo periodo, la salute dei mitocondri (le centrali energetiche della cellula).
Secondo Chiara Anselmi (Università di Padova), prima autrice dello studio, questo modello permette di interrogare programmi molecolari "conservati", ovvero rimasti simili lungo milioni di anni di evoluzione, offrendo indizi preziosi su come la neuromodulazione agisca nell'uomo.

Tommaso Bocci (Statale di Milano) sottolinea come la velocità di risposta del Botryllus permetta di generare ipotesi cliniche in tempi brevissimi, mentre Lucia Manni (Padova) evidenzia la straordinaria plasticità di questo organismo, capace di rinnovare i propri tessuti in modo naturale.

Un ponte verso la clinica
Il neurologo Alberto Priori (Statale di Milano) conclude spiegando che questi dati sono fondamentali per costruire un legame solido tra la ricerca di base e l'applicazione sui pazienti. Comprendere quali vie cellulari si attivino permetterà di affinare i protocolli di stimolazione cerebrale usati per trattare diverse patologie, puntando a una medicina sempre più mirata e alla neuroprotezione.

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