Le antiche metropoli etrusche del Lazio

Cinzia Folcarelli 21 Gen 2009
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I rapporti tra le antiche metropoli etrusche del Lazio, Veio, Cerveteri, Vulci, Tarquinia, e Roma vengono indagati nella mostra che il Palazzo delle Esposizioni dedica alla grande civiltà etrusca, curata da Mario Tonelli e Anna Maria Moretti.
L’esposizione, che è stata prorogata fino all’8 Marzo grazie al successo di pubblico che ha riscosso, è stata organizzata su iniziativa della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura Spettacolo e Sport con la diretta partecipazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale, e si propone di far conoscere questa grande civiltà attraverso l’analisi dei suoi principali centri urbani e della loro produzione artistica.


Nell’ottagono centrale del Palazzo delle Esposizioni viene scenograficamente ricostruita una parte del Tempio di Apollo a Veio, che unisce architettura a scultura. La città era molto importante infatti per la coroplastica, ovvero la produzione in terracotta destinata a decorare i tetti degli edifici e a realizzare ex-voto scultorei.

 


Cerveteri è conosciuta principalmente per l’architettura funeraria collegata alla celebre necropoli. In mostra viene ricostruito un intero sepolcro, a grandezza naturale, che restituisce il fasto dei cerimoniali di epoca arcaica, dove un ruolo molto importante era attribuito al culto degli antenati.

 


Della città di Vulci e del vicino centro di Ischia di Castro viene esposta la scultura monumentale in pietra locale. Inoltre sono presenti in mostra alcuni grandi vasi, capolavori della pittura greca, che ebbero una profonda influenza sulla cultura figurativa etrusca.
Infine Tarquinia, conosciuta soprattutto per le oltre cento tombe affrescate tra l'età arcaica e quella ellenistica, costituenti la più importante pinacoteca del mondo antico prima di Pompei. In mostra vengono esposti alcuni importanti reperti pittorici, in parte sconosciuti al grande pubblico.

 

 

Inoltre molti ex – voto provenienti dall’area di Gravisca, porto di Tarquinia, portato alla luce negli anni Settanta del Novecento, grazie al cui studio è stato possibile ricostruire le dinamiche economiche dei traffici che avvenivano nel Mar Tirreno. Completa la mostra la ricostruzione del sacello di Adone, dove si celebravano le feste che scandivano annualmente il ciclo di morte e rinascita del giovane eroe.
La mostra offre anche uno spunto per visitare questi importanti e affascinanti siti archeologici, e per avvicinasi all’approfondimento di questa grande civiltà.

Cinzia Folcarelli

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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