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Martedì, 31 Luglio 2018

 

Secondo gli esperti del Global Footprint Network con questo stile di vita avremo bisogno di 1,7 pianeti

 
Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale
 
WWF: urgente un piano globale per la difesa della biodiversità planetaria, il nostro capitale naturale
 
L’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti  del Global Footprint Network avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta. 
"In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre - sottolinea Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico WWF Italia - . Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto. Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra continua a crescere - continua il direttore scientifico del WWF Italia - . Le ricerche più autorevoli ci documentano che allo stato attuale il degrado dei suoli della Terra dovuto all’impatto umano sta esercitando un ruolo fortemente negativo sul benessere umano, in particolare per almeno 3.2 miliardi di individui, e sta contribuendo alla sesta estinzione di massa della ricchezza di biodiversità della Terra. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate. Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale". 

Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Il recentissimo lavoro, apparso la scorsa settimana, di alcuni tra i grandi ecologi marini e biologi della conservazione di fama internazionale (Jones Kendall ed altri “The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness” apparso sulla rivista scientifica “Current Biology”) ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

Pubblicato in Ambiente
 
 
The world's biggest colony of king penguins is found in the National Nature Reserve of the French Southern and Antarctic Lands (TAAF). Using high-resolution satellite images, researchers from the Chizé Centre for Biological Studies (CNRS / University of La Rochelle) have detected a massive 88% reduction in the size of the penguin colony, located on Île aux Cochons, in the Îles Crozet archipelago. The causes of the colony’s collapse remain a mystery but may be environmental. These findings are published in Antarctic Science (July 25). Known since the 1960s, the colony of king penguins (Aptenodytes patagonicus) on Île aux Cochons, in the southern Indian Ocean, had the distinction of being the world’s biggest colony of king penguins and second biggest colony of all penguins. However, due to its isolation and inaccessibility, no new estimates of its size were made over the past decades.
Pubblicato in Scienceonline

 

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