Clima e biodiversità nel bacino del Congo: lo studio della Sapienza che dà voce alle comunità locali

Emma Bariosco 15 Giu 2026


Il bacino del Congo è la seconda foresta pluviale più grande del pianeta dopo l'Amazzonia. È un polmone verde fondamentale per frenare il riscaldamento globale e una cassaforte di biodiversità straordinaria, dove vivono specie a rischio estinzione come il bonobo, l'elefante di foresta e il gorilla di pianura occidentale. Eppure, questa immensa area soffre di un grave isolamento scientifico: mancano dati e monitoraggi a lungo termine.

A colmare questo vuoto ci pensa una nuova ricerca dell'Università Sapienza di Roma, pubblicata sulla rivista Ecology & Society. Il lavoro, coordinato da Carlo Rondinini del Dipartimento di biologia e biotecnologie “Charles Darwin” e firmato come prima autrice dalla dottoranda Milena Marie Beekmann, svela gli effetti – finora quasi sconosciuti – della crisi climatica sulla natura e sulle popolazioni locali.

Sei mesi di ricerca in condizioni estreme
Per raccogliere i dati, i ricercatori hanno passato sei mesi nella Riserva Comunitaria del Lago Télé, nel nord della Repubblica del Congo. Si tratta di un'area protetta isolata, priva di elettricità, acqua potabile e rete telefonica, che ospita la più alta densità al mondo di gorilla di pianura occidentale.

Il team ha lavorato sul campo proprio durante la storica alluvione del 2023, quando l'acqua ha sommerso villaggi e coltivazioni raggiungendo i livelli più alti mai visti a memoria d'uomo. Gli scienziati hanno incrociato i dati meteorologici con il sapere ecologico tradizionale degli abitanti, raccolto attraverso interviste e discussioni di gruppo.

I risultati: cosa sta cambiando nella foresta
I racconti degli abitanti coincidono con i dati climatici: le temperature aumentano, le piogge sono sempre più imprevedibili e le alluvioni si ripetono con una frequenza, un'intensità e una durata mai registrate prima.

Questi stravolgimenti idrici stanno avendo un effetto a catena devastante sull'ecosistema:

Fauna in fuga: I ritmi migratori di pesci, uccelli e mammiferi sono completamente alterati.

Meno cibo per gli animali (e per l'uomo): Gli alberi della foresta producono meno frutti selvatici e scarseggiano anche i bruchi commestibili, risorsa importante per le comunità.

Alberi a rischio: I polmoni verdi della riserva faticano a sopravvivere a causa dei terreni troppo a lungo sommersi dall'acqua.

Il rischio per i gorilla: Se il calo dei frutti selvatici dovesse estendersi a tutto il bacino del Congo, l'impatto ecologico sarebbe gravissimo, in particolare per i gorilla di pianura occidentale, che si nutrono principalmente di frutta.

L'adattamento dell'uomo e il valore della conoscenza locale
Messe alle strette, le comunità locali hanno messo in campo più di 30 strategie di adattamento per difendere l'agricoltura, la caccia e la pesca. Tuttavia, alcune di queste reazioni rischiano di danneggiare ulteriormente la biodiversità circostante.

Questo studio dimostra che, in aree del mondo remote e povere di dati scientifici, la memoria e la conoscenza delle popolazioni locali sono uno strumento scientifico prezioso. Sebbene queste comunità abbiano sempre convissuto con le piene stagionali dei fiumi, la velocità dell'attuale cambiamento climatico sta stravolgendo i loro mezzi di sussistenza e minacciando il futuro della foresta tropicale.

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