Cowrie · 2
Nel 1980, a Guam, pioveva a dirotto. Stefano Gargiullo era in acqua a mezzo metro di fondo e guardava un frammento di conchiglia posato sulla sabbia. Dentro c’era una Monetaria moneta, la ciprea moneta della puntata precedente. Non strisciava. Stava ferma, col mantello a strisce scure ritirato a metà, accanto a un tappeto di piccole capsule bianche in file serrate. Gargiullo scattò le foto. In una la cowrie sta più in basso nel frammento e il tappeto si vede quasi tutto. Era una femmina che covava le uova.
Della riproduzione delle cipree si sa poco, e della ciprea moneta ancora meno. Il racconto più completo sta in una tesi di Master of Science discussa all’Università delle Hawaii nel settembre del 1971. L’autore è Maurice Leon Renaud, lo stesso che cinque anni dopo pubblicò su Pacific Science le osservazioni sulle due forme di conchiglia raccontate nella prima puntata. A presiedere la commissione era E. Alison Kay, la malacologa delle Hawaii che studiava le cipree. Renaud lavorò al laboratorio di Eniwetok nell’estate del 1970 e nella primavera del 1971, e portò cowrie vive nelle vasche dell’università, a Honolulu. Eniwetok è l’atollo che oggi si scrive Enewetak.
Nelle vasche nessuna femmina si fece sorprendere mentre deponeva. Renaud le controllava almeno due volte ogni ventiquattro ore e trovava le masse già fatte. Erano quasi rotonde, da sei a venti millimetri nel punto più largo. La femmina incolla le capsule al fondo e poi le une sulle altre, fino a cinque strati, e gli strati di sotto sono i più fitti. Ogni capsula è lunga da 2,2 a 3 millimetri e contiene circa cinquecento uova di un decimo di millimetro. Le capsule di una massa andavano da 34, in un solo strato, a 596, in cinque. A conti fatti una covata va da circa diciassettemila a quasi trecentomila uova.
La misura della covata dipende dalla madre. Renaud raccolse in mare femmine con le loro masse, contò le capsule e misurò le conchiglie. Moltiplicò la lunghezza per la larghezza, per avere un indice della pianta del piede, la superficie con cui la cowrie copre le uova. Più grande il piede, più capsule sotto. La correlazione era forte, con una probabilità di caso inferiore a uno su mille. Renaud ne dedusse che la cowrie depone quante capsule il suo piede riesce a coprire.
La cova dura circa due settimane. Renaud seguì lo sviluppo dentro le capsule. Nelle prime ventiquattro ore ci sono già le trocofore, le larve più semplici, una sfera con una corona di ciglia. Il secondo giorno comincia la conchiglia larvale. Al terzo quasi tutti gli embrioni hanno il guscio completo e il velo, i due lobi ciliati con cui la larva nuoterà e si nutrirà. Gli occhi compaiono al quinto. Le capsule non vanno tutte allo stesso passo, e nella stessa massa ce ne sono di pronte e di indietro. Dalla capsula esce una larva veliger lunga un decimo e mezzo di millimetro.
Renaud notò anche un ritmo. Nei sei giorni intorno alla luna nuova trovò 162 masse di uova, fra le vasche, il reef flat e la cava. Nei sei giorni intorno alla luna piena ne trovò 16. Ne concluse che la ciprea moneta può deporre due volte al mese, con un picco alla luna nuova. Il ritmo restò anche nelle vasche di Honolulu, lontano dall’atollo.
Altri hanno contato dopo di lui. Masaya Katoh studiò a Okinawa, fra il 1984 e il 1986, la Monetaria annulus, la specie sorella con l’anello dorato. Tre femmine trovate in mare covavano masse da 90.000 a 133.000 uova, lo stesso ordine di grandezza della moneta. In laboratorio la cova durò 6, 8 e 9 giorni. Katoh stimò che una femmina deponga in media cinque masse l’anno, in ogni stagione. Nel 2023 Teresa Tay, Hsien Rong Samuel Lee e Mei Lin Neo, a Singapore, hanno descritto la cova di due cipree più grandi, Cypraea tigris e Mauritia arabica. Le femmine pulivano la roccia prima di deporre. Una volta seduta, la tigris era difficile da staccare dalle sue uova. La cova durava da 7 a 17 giorni nella tigris e da 7 a 10 nell’arabica.
La madre non è solo un coperchio. Renaud tolse alcune capsule per allevarne le larve, e quattro femmine disturbate mangiarono le loro uova. Pensò che lo facessero con le masse sterili, ma le capsule che aveva tolto contenevano larve vive. A Singapore è successo lo stesso. Quattro masse su sei di Mauritia arabica furono abbandonate o mangiate, per lo più dopo che le femmine erano state disturbate. Gli autori ne concludono che per quella specie le cure della madre sono decisive.
Senza la madre le larve della ciprea moneta non escono. Renaud dovette aprire le capsule con un ago, perché lasciate chiuse le larve ci morivano dentro. Il primo giorno ne moriva il 95 per cento. Le nutrì con un’alga flagellata, Isochrysis, e cambiò loro l’acqua ogni giorno. Non crebbero e non passarono mai lo stadio di veliger. La più longeva visse trentotto giorni, e nessuna si posò sul fondo. Mezzo secolo dopo il gruppo di Singapore ha fatto meglio con Mauritia arabica. Il primo giovane si è posato settanta giorni dopo la schiusa, gli altri fra ottanta e cento, ma gran parte delle larve non si è trasformata nemmeno dopo quattro mesi. Gli autori pensano che manchi un segnale del fondo che ancora nessuno conosce. Per la ciprea moneta, nella letteratura citata qui, il ciclo in vasca resta aperto.
Torniamo a Guam, sotto la pioggia. La femmina della foto ha incollato le capsule dentro la conca del frammento e ci si è messa sopra. Resterà lì un paio di settimane. Poi le larve usciranno nel plancton, e di loro, da quel momento, non si sa quasi niente. Nella prossima puntata guarderemo il nome.

Una femmina di Monetaria moneta cova la sua massa di uova dentro un frammento di conchiglia. Il mantello, a strisce scure, è in parte ritirato e lascia vedere la conchiglia gialla. A destra le capsule bianche, in file serrate. Guam, Micronesia, 1980, mezzo metro di profondità, sotto una pioggia torrenziale. Foto Stefano Gargiullo, pubblicata con il suo permesso.
Bibliografia
Renaud Maurice Leon, «Aspects of the biology and ecology of Cypraea moneta at Eniwetok Atoll, Marshall Islands», tesi di Master of Science in Zoology, University of Hawaii, settembre 1971, commissione presieduta da E. Alison Kay, accesso aperto su ScholarSpace. https://scholarspace.manoa.hawaii.edu/items/675384f0-6f4c-44d9-ada8-d3820eff4b97
Renaud Maurice L., «Observations on the Behavior and Shell Types of Cypraea moneta (Mollusca, Gastropoda) at Enewetak, Marshall Islands», Pacific Science, 30, 2, pp. 147–158, aprile 1976, accesso aperto su ScholarSpace. hdl: 10125/10774
Katoh Masaya, «Life history of the golden ring cowry Cypraea annulus (Mollusca: Gastropoda) on Okinawa Island, Japan», Marine Biology, 101, pp. 227–234, aprile 1989 (letto il solo riassunto). doi: 10.1007/BF00391462
Tay Teresa Stephanie, Lee Hsien Rong Samuel, Neo Mei Lin, «Spawning and larval development of two tropical cowries (Gastropoda: Cypraeidae), Cypraea tigris and Mauritia arabica under laboratory conditions», Royal Society Open Science, 10, 4, 221332, 12 aprile 2023, accesso aperto CC BY 4.0. doi: 10.1098/rsos.221332
Articoli precedenti su Scienzaonline
Donati G., «Monetaria moneta. L’animale», Cowrie · 1, 24 settembre 2026
*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery



