Dinosaur teeth reveal what they didn’t eat: New analysis of T. rex and other dinosaur teeth gives insight into their eating habits

Scratches on dinosaur teeth could reveal what they really ate. For the first time, dental microwear texture analysis (DMTA) has been used to infer the feeding habits of large theropods, including Allosaurus and T. rex. By taking 3D images of individual teeth and analyzing the pattern of marks scratched into them, researchers could reason which dinosaurs may have frequently crunched on hard bone and which may have regularly eaten softer foods and prey. This technique opens up a new avenue of research for paleontology, helping us to better understand not only dinosaurs themselves but also the environment and communities in which they lived.
From Fantasia to Jurassic Park, the T. rex is seen as a terrifying apex predator that would chase down its prey and crunch on it whole. But how much did this iconic dinosaur actually chow down on bones? And what about other predatory dinosaurs that existed long before it?
Vicino Firenze scoperto il primo caso in Italia di naturalizzazione di "edera velenosa"

Il ritrovamento, documentato in uno studio sulla rivista Italian Botanist, è opera di un team di botanici dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa
Un team di botanici dell’Orto e Museo Botanico dell’Università di Pisa ha scoperto il primo caso in Italia di naturalizzazione della cosiddetta "edera velenosa" (Toxicodendron radicans), una specie aliena originaria del Nord America e di alcune parti della Cina. Il ritrovamento di una grossa popolazione completamente spontaneizzata è avvenuto in località Sassi Neri a Impruneta (Firenze) ad opera di Giovanni Astuti, Francesco Roma-Marzio e Roberta Vangelisti. I tre ricercatori hanno documentato la scoperta in un articolo sulla rivista Italian Botanist, organo ufficiale della Società Botanica Italiana. I campioni raccolti sono stati inseriti nell’erbario del Museo botanico dell'Ateneo.
Molecular hydrogen as a new strategy for the treatment of chronic pain

In an article published in the journal Antioxidants, researchers from the Hospital de la Santa Creu i Sant Pau Research Institute (IIB Sant Pau) and the Universitat Autònoma de Barcelona demonstrate in animal models that water enriched with hydrogen molecules (H2) improves the symptomatology of neuropathic pain and related emotional disturbances.
Twenty per cent of the Spanish population suffers from chronic pain, and between 7 and 10% from neuropathic pain. This condition, mostly caused by nerve damage, causes people to feel intense and constant pain. Treatments are scarce and often involve a large number of adverse effects that affect the patients' quality of life. For this reason, the Molecular Neuropharmacology research group, coordinated by Olga Pol at the Sant Pau Biomedical Research Institute and the UAB Institute of Neurosciences, is looking for new therapeutic possibilities that can help people who suffer from it.
Molecular hydrogen as a new strategy for the treatment of chronic pain

In an article published in the journal Antioxidants, researchers from the Hospital de la Santa Creu i Sant Pau Research Institute (IIB Sant Pau) and the Universitat Autònoma de Barcelona demonstrate in animal models that water enriched with hydrogen molecules (H2) improves the symptomatology of neuropathic pain and related emotional disturbances.
Twenty per cent of the Spanish population suffers from chronic pain, and between 7 and 10% from neuropathic pain. This condition, mostly caused by nerve damage, causes people to feel intense and constant pain. Treatments are scarce and often involve a large number of adverse effects that affect the patients' quality of life. For this reason, the Molecular Neuropharmacology research group, coordinated by Olga Pol at the Sant Pau Biomedical Research Institute and the UAB Institute of Neurosciences, is looking for new therapeutic possibilities that can help people who suffer from it.
Plastica usa e getta, la classifica di Greenpeace Italia e Fatto Quotidiano boccia i supermercati italiani

I supermercati italiani non hanno un piano concreto per fare a meno della plastica monouso, aumentare la vendita di prodotti con sistemi di riuso e ricarica e allontanarsi da un modello di business inquinante, basato sul massiccio impiego di imballaggi e contenitori progettati per diventare rifiuti. Lo rivela la classifica “Carrelli di Plastica” – redatta da Greenpeace e Il Fatto Quotidiano nell’ambito dell’omonima iniziativa editoriale congiunta, avviata per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento da plastica – in cui vengono rese pubbliche le valutazioni, relative al 2021, delle principali catene di supermercati italiani.
Etna e Stromboli, nuova luce su possibili cause di eruzioni esplosive

Combinando vulcanologia e geochimica, uno studio di un team internazionale - coordinato dall’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università degli Studi Roma Tre e pubblicato su Nature Communications Earth & Environment - mette in luce le differenze composizionali di magmi basaltici che stanno alla base del diverso comportamento eruttivo di Etna e Stromboli e individua i fattori che potrebbero essere causa di eruzioni vulcaniche esplosive Uno studio, coordinato dall’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag) e dall’Università degli Studi Roma Tre e pubblicato su Nature Communications Earth & Environment, descrive come la formazione di nanocristalli (anche detti nanoliti, fino a 10.000 volte più piccoli di un capello umano) in magmi basaltici, possa essere indotta da minime differenze composizionali, in particolare, un più alto contenuto in metalli come titanio e ferro.
Un coccodrillo marino pasto indigesto del Giurassico

Un coccodrillo marino del Giurassico Superiore era un pasto indigesto per i grandi predatori, è quanto è emerso dallo studio del dott. Giovanni Serafini di Unimore e dal prof. Luca Giusberti dell’Università di Padova. I due geologi hanno studiato dei resti fossili presenti nel Museo di Geologia e Paleotologia dell’università patavina per scoprire che sono appartenuti ad un giovane esemplare di rettile marino che è stato rigurgitato 150 milioni di anni fa. Il reperto è il primo segnalato tra i suoi simili ed il terzo in una rigurgitalite in tutto il mondo.
Un nuovo studio guidato dalle Università di Modena-Reggio Emilia e Padova ha rivelato la natura sorprendente di un fossile proveniente dal Giurassico bellunese. Lo studio, a cura del Dr. Giovanni Serafini (Unimore) e del Prof. Luca Giusberti (UniPd) è frutto di una collaborazione con l’Università di Pavia, il National Museum of Scotland e l’Università di Yale. La scoperta è stata pubblicato su «Papers in Palaeontology» in un articolo dal titolo “Tough to digest: first record of Teleosauroidea (Thalattosuchia) in a regurgitalite from the Upper Jurassic of north-eastern Italy”. Nel 1980 il geologo feltrino Danilo Giordano scoprì presso Ponte Serra, in provincia di Belluno, i resti scheletrici di un piccolo rettile teleosauroide (gruppo di animali marini prossimi ai coccodrilli) in una lastra di Rosso Ammonitico Veronese, formazione geologica celebre per l’attività estrattiva in Veneto.
Comprendere le malattie neurodegenerative con i raggi X

Alterazioni patologiche nel sistema nervoso centrale e nell'intestino
La tomografia a contrasto di fase a raggi X si è rivelata una tecnica efficace per indagare l’origine e l’evoluzione della sclerosi multipla e individuare possibili biomarker precoci, secondo una ricerca dell’Istituto di nanotecnologia del Cnr condotta in collaborazione con il Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Genova e altre istituzioni di ricerca internazionali. Lo studio è pubblicato su Communications Physics
Una ricerca dell’Istituto di nanotecnologia (Nanotec) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma condotta in collaborazione con il Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Genova e altre istituzioni di ricerca internazionali, ha dimostrato che la tomografia a contrasto di fase a raggi X è una tecnica efficace per indagare l’origine e l’evoluzione di patologie neurodegenerative come la sclerosi multipla, e individuare possibili biomarker precoci.
Napoli per quattro giorni capitale mondiale dell'immunoterapia

1 dicembre 2022 – I massimi esperti a livello internazionale si confrontano sulle nuove strategie terapeutiche, sui nuovi target, su cure sempre più personalizzate al convegno “Immunotherapy Bridge”, organizzato dall’oncologo dell’Istituto dei tumori di Napoli, Paolo Ascierto e giunto alla dodicesima edizione. E una nuova speranza arriva proprio dal Pascale: presentati dati incoraggianti da due studi che dimostrano l’efficacia di nuovi immunoterapici nel melanoma dell’occhio e in casi in cui finora non veniva praticata l’immunoterapia.
Dal ponte virtuale che unisce il Vesuvio al resto del mondo (da qui il titolo del convegno “Immunotherapy Bridge”), creato dodici anni fa da Paolo Ascierto, oncologo ricercatore dell’Istituto Pascale, parte una nuova speranza per i pazienti del melanoma a cui, fino all’altro ieri, neanche l’immunoterapia veniva vista come un’ancora di salvezza.
Ischia, tragedia largamente annunciata

Si continua a costruire dove non si dovrebbe, si continua a ipotizzare condoni edilizi e non si approva in tempi rapidissimi una legge sul consumo di suolo.
La reiterata e irresponsabile gestione del territorio dell’isola, con l’accelerazione provocata dagli effetti del cambiamento climatico, è diventata una bomba innescata e pronta ad esplodere.
Quella di Ischia è una tragedia annunciata che ha cause e responsabilità precise. Suona come una grande ipocrisia piangere le vittime di questi giorni, quando si continua a costruire dove non si dovrebbe, si continua a strizzare l’occhio a possibili condoni edilizi e non si approva in tempi rapidissimi una legge sul consumo di suolo.
Purtroppo, la situazione dei sei Comuni dell’Isola è nota da tempo: le mappature delle aree a rischio sono ufficiali e pubbliche. Sulla base delle perimetrazioni del Piano di Assetto Idrogeologico, nel Comune di Ischia (il più grande dell’isola) si stima che quasi 3.700 persone vivano nelle aree con pericolosità di frana elevata o molto elevata. Nel Comune di Barano un terzo della popolazione vive in zone considerate a rischio frane elevato o molto elevato, percentuali sostanzialmente analoghe si registrano anche nel comune di Serra Fontana. Nel Comune di Forio si stima che oltre 1.150 persona vivano in zone a rischio elevato mentre sarebbero circa 900 quelle nelle zone ad alto rischio. Nel Comune di Lacco Ameno, il più piccolo dell’Isola, sarebbero oltre 550 i residenti nell’area a rischio molto elevato, mentre più di 400 quelli nell’area di rischio elevato.
Medicina
Alzheimer: la stimolazione elettrica può "frenare" le placche. La scoperta molecolare della Statale di Milano
Una ricerca pionieristica rivela come la tDCS (stimolazione transcranica a...
Paleontologia
I denti come specchio dell'antica Sumer: dieta, infanzia e società ad Abu Tbeirah
Un'indagine internazionale coordinata dall'Università La Sapienza di Roma, pubblicata sulla rivista PNAS, ha gettato...
Geografia e Storia
Dagli Ipogei del Tepui venezuelano ai terreni marziani: un protocollo innovativo per l'indagine di siti estremi
Un team internazionale ha applicato metodologie analitiche portatili avanzate per esaminare in situ le...
Astronomia e Spazio
Destinazione Giove: a Roma nasce lo SWIM Lab per scovare oceani extraterrestri
Inaugurato presso l'Università Roma Tre un centro di eccellenza mondiale: studierà...
Scienze Naturali e Ambiente
Foreste europee a rischio: entro il 2100 i danni da eventi estremi potrebbero raddoppiare
Un nuovo sguardo sul futuro degli ecosistemi boschiviUn'importante ricerca internazionale pubblicata...







