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Mercoledì, 29 Gennaio 2025 11:56

Un'odissea nello spazio è davvero per tutti?


Team di ricerca guidato da Padova effettua per la prima volta studio su astronauti in missione e scopre cosa accade al rientro sulla Terra: calo della dopamina, aumento dei livelli di cortisolo e stress sistemico Navigare nello spazio non è più un privilegio riservato ad astronauti professionisti. Questo nuovo tipo di viaggio o di esplorazione si sta espandendo sempre di più ai civili. Questi ultimi però potrebbero giungere alla missione nello spazio senza aver ricevuto un minimum di training o acclimatazione ad ambienti estremi, come lo spazio stesso richiederebbe. Questa diffusione di “space flight” pone allora nuovi importanti interrogativi e cioè quali possano essere le risposte biologiche nell’organismo dei navigatori dello spazio, siano essi ben addestrati o, soprattutto, astronauti dell’ultima ora. Non che studi sperimentali siano mancati negli ultimi decenni atti ad investigare, ad esempio, quali modificazioni possano essere impartite dalla microgravita’ sugli ormoni, il sistema immunitario, la risposta infiammatoria e comportamentale dei soggetti che compiano missioni nello spazio. La maggior parte di queste ricerche, però, è stata condotta ricorrendo a simulazioni a terra o a riproduzioni di viaggi spaziali in laboratorio usando modelli sperimentali.

Pubblicato in Astrofisica



Da un’analisi del gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps è in netta crescita il numero di adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico: le cifre sono quasi raddoppiate dopo la pandemia da Covid-19. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, dimostra che l’aumento dell'isolamento sociale in Italia costituisce un problema grave, già cronicizzato e correlato all’interazione di fattori relazionali e psicologici.

Uno studio condotto dal gruppo multidisciplinare di ricerca “Mutamenti sociali, valutazione e metodi” (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Irpps) ha indagato, attraverso un approccio di ricerca di tipo socio-psicologico, l’eziologia del ritiro sociale identificando i fattori scatenanti tale comportamento tra gli adolescenti.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, si è basata sui dati di due indagini trasversali condotte dal gruppo nel 2019 e nel 2022 su studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado attraverso la tecnica CAPI (Computer Assisted Personal Interview) e su campioni rappresentativi a livello nazionale composti rispettivamente da 3.273 e 4.288 adolescenti con un’età compresa tra 14 e 19 anni. Attraverso tecniche avanzate di modellizzazione statistica sono stati identificati tre profili di adolescenti: le “farfalle sociali", "gli amico-centrici” e i "lupi solitari": proprio all’interno di quest’ultimo profilo, è stato individuato un sottogruppo composto da adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico, il cui numero è quasi raddoppiato dopo la pandemia, passando dal 5,6% del 2019 al 9,7% del 2022. Si tratta dei ritirati sociali.

Pubblicato in Medicina

 

Uno studio dell’Università Cattolica, campus di Roma - Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCCS, pubblicato sulla rivista edita da Nature Group “Pediatric Research”, individua la ‘firma proteica’ della condizione nel plasma, un gruppo di molecole pro-infiammatorie presenti a elevate concentrazioni nei piccoli pazienti con la condizione. Uno strumento di Intelligenza Artificiale (IA) effettua la diagnosi sulla base dei risultati del prelievo. Il 30 gennaio ricorre il quinto anniversario dello scoppio della pandemia Covid in Italia

Un giorno il Long Covid nel bambino potrebbe essere diagnosticato in modo oggettivo con un prelievo di sangue, grazie anche all’aiuto dell’Intelligenza Artificiale (IA). Infatti, uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma - Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCCS, ha evidenziato nel plasma la firma molecolare del Long Covid nell’età pediatrica e utilizzato uno strumento di IA in grado di fare la diagnosi sulla base dei risultati del prelievo con un’accuratezza del 93%.

Pubblicato in Medicina


Il melanoma, una delle forme più aggressive di cancro della pelle, spesso metastatizza nelle ossa, causando gravi conseguenze come perdita ossea, aumento del rischio di fratture e dolore intenso. Queste metastasi ossee sono associate a una prognosi sfavorevole e una significativa riduzione della qualità di vita.

Gli osteociti, le cellule più abbondanti nell'osso, svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento della sua struttura e nel regolare il suo rimodellamento. Tuttavia, finora non era chiaro come queste cellule contribuissero alla distruzione ossea indotta dalle metastasi del melanoma.

Uno studio recente, pubblicato sulla rivista "Bone Research" (DOI: 10.1038/s41413-024-00384-y), ha portato alla luce un importante meccanismo: la ferroptosi. I ricercatori dell'Università Friedrich-Alexander Erlangen-Nürnberg hanno dimostrato che le cellule del melanoma inducono la morte degli osteociti attraverso questo processo, caratterizzato da un accumulo di ferro all'interno delle cellule e dalla conseguente ossidazione dei lipidi.

Pubblicato in Medicina



Melanoma, one of the most aggressive forms of skin cancer, often metastasizes to bones, causing severe bone loss, an increased risk of fractures, and significant pain. Bone metastasis is associated with poor survival rates and a markedly reduced quality of life. Osteocytes, the most abundant cells in bone, are essential for maintaining bone structure and regulating bone remodeling. However, their role in the destruction of bone in melanoma metastasis remains unclear. Understanding the molecular mechanisms driving osteocyte death is crucial to developing effective treatments for melanoma-induced bone metastasis, a condition that poses significant challenges for both researchers and clinicians.

Pubblicato in Scienceonline



Team di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Padova scopre arbusto di 1647 anni.
La pianta legnosa più antica del nostro continente non è un maestoso albero scampato ai tagli e agli incendi dei secoli passati, ma un arbusto: un ginepro comune, di dimensioni ben più modeste, che cresce nel nord della Lapponia finlandese. Nonostante il fusto non superi i 10 centimetri, questa pianta ha raggiunto l’incredibile età di 1647 anni, superando di oltre quattro secoli gli alberi più vecchi attualmente riconosciuti in Europa e diventando l'arbusto più antico del pianeta. La scoperta è frutto del lavoro di un team di ricercatori internazionale coordinati dal Prof. Marco Carrer, ecologo forestale del Dipartimento Territorio e Sistemi AgroForestali dell'Università di Padova.

Pubblicato in Scienza generale


L’Università di Pisa partner dello studio pubblicato sulla rivista PNAS

Per ridurre al minimo il dispendio energetico duranti i lunghi spostamenti, gli animali marini non nuotano in superficie, ma a una profondità che corrisponde a circa tre volte il diametro del loro corpo. La scoperta di questo stratagemma che accomuna uccelli, mammiferi e rettili arriva da uno studio coordinato dalle università di Swansea in Gran Bretagna e Deakin in Australia pubblicato sulla rivista PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences USA, al quale hanno partecipato i professori Paolo Luschi e Paolo Casale del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.

Pubblicato in Scienza generale
Venerdì, 24 Gennaio 2025 10:07

DEFIBRILLATORI E MANOVRE SALVAVITA


Progetto Diamo una scossa al cuore

 

In un video tutte le istruzioni per il primo soccorso. Ogni anno, in Italia, 60.000 persone muoiono per arresto cardiaco. Tra queste, più di mille sono giovani sotto i 35 anni: vite spezzate da un evento aritmico fatale e improvviso, spesso durante una gara sportiva, una serata tra amici o persino sui banchi di scuola. Nella maggior parte dei casi, gli arresti cardiaci si verificano in ambiente
domestico, spesso in presenza di altre persone. I soggetti più a rischio sono coloro che presentano una storia familiare di patologie cardiache o hanno avuto un pregresso infarto del miocardio. Tuttavia, in molti casi, le aritmie fatali rappresentano la prima manifestazione di una patologia cardiaca in soggetti apparentemente sani.

Pubblicato in Medicina



Keloids are fibrotic scars that extend beyond the boundaries of the original wound, often causing physical disfigurement and emotional distress. These scars are driven by an overproduction of extracellular matrix components like type I collagen, linked to an imbalance in tissue repair mechanisms. Current treatments show limited efficacy due to an incomplete understanding of the molecular processes behind keloid formation, leaving patients with few reliable options. Addressing this gap, the study delves deeper into the molecular drivers of keloid pathology, identifying potential targets for more effective interventions.

Pubblicato in Scienceonline


Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl di istituzione del “Parco ambientale per lo sviluppo sostenibile della Laguna di Orbetello”

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge di istituzione del “Parco ambientale per lo sviluppo sostenibile della Laguna di Orbetello”, la cui gestione verrà affidata ad un Consorzio.

La Laguna di Orbetello è un ecosistema di inestimabile valore ecologico, economico e culturale, ma estremamente fragile. La previsione di una nuova governance che superi la frammentarietà delle competenze sull’area poteva essere un passaggio importante, ma avrebbe richiesto un approccio che tenesse conto delle complessità ambientali e amministrative del territorio. Purtroppo, la nuova legge su questo punto presenta diverse criticità che rischiano di compromettere la tutela di questo habitat unico e che come WWF Italia abbiamo puntualmente evidenziato in audizioni e osservazioni a vari livelli.

Pubblicato in Ambiente

Medicina

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