Rivoluzione tassonomica per il proteo: uno studio ne individua nove specie distinte, inclusa una tipicamente italiana
Una ricerca di respiro internazionale, condotta con il contributo dell'Università degli Studi di Milano, ha ridefinito la classificazione scientifica del proteo — lo storico anfibio troglobio che popola i bacini ipogei del Carso tra Italia, Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina. Invece dell'unica specie nota in precedenza, l'indagine ne ha identificate nove distinte, tra cui una nuova varietà nativa del territorio italiano denominata Proteus maurii, in omaggio al naturalista Edgardo Mauri. Questo aggiornamento, pubblicato sulla rivista Amphibia-Reptilia, fornisce strumenti fondamentali per predisporre piani di tutela specifici per ogni popolazione.

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Scoperta in Marocco la più antica fortificazione del Nord Africa al di fuori dell'Egitto
foto: G. Lucarini, Archivio OBAP
Nel sito archeologico di Oued Beht, nel Marocco nord-occidentale, una campagna di scavi condotta da un'équipe scientifica internazionale con la partecipazione del CNR ha portato alla luce una struttura difensiva composta da fossato e terrapieno risalente a 3.500-4.000 anni fa, successivamente rinforzata in epoca medievale da un'imponente cinta muraria in pietra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Libyan Studies, rivela dettagli inediti sulla storia profonda e sulla complessa organizzazione sociale delle popolazioni del Maghreb.
Le indagini, svolte nell'ambito della terza campagna dell'Oued Beht Archaeological Project (OBAP), sono state realizzate in sinergia tra l'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR ISPC), l'Institut National des Sciences de l'Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l'Università di Cambridge e l'ISMEO, sotto la guida dei direttori di scavo Giulio Lucarini, Youssef Bokbot e Cyprian Broodbank.
Un lubrificante speciale nella crosta di Mercurio: così la grafite ne ha plasmato la superficie

Da miliardi di anni Mercurio, il corpo planetario più piccolo del Sistema Solare, è interessato da un progressivo processo di raffreddamento e contrazione interna. Questo fenomeno provoca il cedimento della superficie e la formazione di mastodontiche scarpate di faglia (lobate scarps), strutture lunghe centinaia di chilometri capaci di innalzarsi fino a 2000 metri di quota.
Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications — intitolata Graphite lubricates Mercury’s global contraction — ha fatto luce sui meccanismi alla base di questa profonda ristrutturazione geologica. Lo studio dimostra che a facilitare lo scorrimento delle faglie è stata la presenza diffusa nella crosta di grafite, la medesima sostanza minerale impiegata per le mine delle matite. La scoperta si deve a un lavoro di squadra che ha visto la collaborazione tra l'Università di Padova, l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF-OAPD) e l'Università di Milano-Bicocca.

