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Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza ha pubblicato sulla rivista Evolution uno studio sulla convergenza evolutiva tra le specie. La ricerca si interroga su quanto sia comune la convergenza morfologica nei carnivori e sulle possibili cause, con il risultato, inatteso, che essa derivi da interazioni complesse tra morfologia, ecologia e biomeccanica
La convergenza evolutiva è un fenomeno per cui specie diverse, che vivono e si sono adattate ad ambienti simili, evolvono caratteristiche morfologiche e funzionali analoghe che li portano a somigliarsi moltissimo pur non avendo parentela in comune.

Una delle questioni più dibattute tra gli studiosi è quella di determinare in maniera affidabile quali siano i tratti maggiormente predisposti a convergere tra le specie, e quali le cause. Numerose le ipotesi ancora inesplorate, non solo ecologiche, ma anche comportamentali e filogenetiche. Il fattore ecologico che più frequentemente si presume abbia prodotto convergenza morfologica nei carnivori, e più specificamente nel loro complesso cranio-mandibolare, è la dieta.

Pubblicato in Scienza generale

 

L’inibizione di particolari proteine – chiamate PIP4K – potrebbe permettere una risposta immunitaria più efficace, favorendo la capacità dell’organismo di attaccare ed eliminare le cellule tumorali.


Un gruppo di studiosi ha individuato un potenziale trattamento che potrebbe migliorare la capacità del sistema immunitario umano di identificare e colpire le cellule tumorali. Il sistema immunitario di un paziente è infatti in grado di riconoscere e distruggere cellule tumorali. Per questo, l’immunoterapia, cioè il trattamento della malattia attraverso l’attivazione del sistema immunitario, viene oggi proposta per diversi tipi di tumore. Tuttavia le cellule tumorali sono in grado di creare un microambiente che limita l’azione delle cellule del sistema immunitario, e di conseguenza anche l’efficacia dell’immunoterapia.
Il nuovo studio – pubblicato sulla rivista PNAS – mostra ora che l’inibizione di una famiglia di enzimi – chiamati PIP4K – influisce sull’attività di un gruppo di cellule del sistema immunitario – chiamate T regolatorie (Treg) – che, permette così di attivare una risposta più efficace contro i tumori.

Pubblicato in Medicina

 

Foglie e gambi di carciofo scartati al mercato ortofrutticolo di Rialto diventano prodotti innovativi per la salute e la bellezza dei capelli. Il passaggio dal mercato al parrucchiere è possibile grazie ai risultati di un progetto di ricerca di Ca' Foscari, finanziato dal Fondo sociale europeo tramite la Regione del Veneto e intitolato ‘HAIR: hair e agrifood innovare riciclando’.

Protagonista è un team di scienziate cafoscarine con alle spalle un brevetto sul rilascio ottimale di molecole attive e uno spinoff dedicato a una cosmesi ‘sostenibile’, a partire dalle materie prime. In questo caso, la fonte di molecole preziose è il carciofo, come quello di Sant’Erasmo, presidio SlowFood e vanto della laguna.

Le proprietà degli scarti
Durante le lavorazioni, il 60% del carciofo è, oggi, un rifiuto. Testa e brattee interne si mangiano, il resto sono foglie, gambo, brattee esterne da buttare. In laboratorio, però, lo scarto diventa risorsa. Con ultrasuoni o microonde vengono ottenuti estratti ricchi di sostanze polifenoliche e polisaccaridiche, poi liofilizzate e preparate con le tecniche avanzate sviluppate a Ca’ Foscari.

Le proprietà sono quelle note del carciofo: depurative, antiossidanti, diuretiche, antinfiammatorie, cardioprotettive, antitrombotiche.

Formulati per la cura dei capelli
I prodotti per la cura del capello testati durante il progetto hanno dimostrato che dare nuovo valore agli scarti di carciofo è possibile. Il capello ne trae giovamento: il formulato contrasta anche i radicali liberi. Il cuoio capelluto è delicatamente idratato.

Pubblicato in Ambiente


I ricercatori del Bambino Gesù hanno analizzato la letteratura scientifica sul rapporto tra alimentazione ed emicrania pediatrica smentendo alcuni falsi miti. La ricerca è stata pubblicata su Nutrients.
Circa il 10% della popolazione pediatrica soffre di emicrania. Tra i fattori scatenanti dell’attacco emicranico sono compresi anche quelli alimentari. Non esiste però una lista di alimenti vietati uguale per tutti. Solo la verifica nel singolo paziente di un rapporto fra l’assunzione di un dato alimento e la comparsa del mal di testa può far nascere questo sospetto. E’ la conclusione cui sono arrivati i ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che hanno esaminato la letteratura scientifica esistente in materia fino ad oggi e smentito alcuni falsi miti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Nutrients.


L’EMICRANIA PEDIATRICA
L’emicrania pediatrica ha un’origine genetica. In circa il 5% dei bambini che ne soffrono si può sviluppare una forma cronica che ha un notevole impatto sulla qualità di vita in termini di perdita di giorni di scuola (nei casi più gravi anche di interi anni scolastici) e di sospensione delle attività ludiche, per esempio dell’attività sportiva. Sono molteplici i fattori che possono scatenare l’attacco di mal di testa oppure aumentarne la frequenza accentuandone la gravità. In età pediatrica sono molto importanti quelli di natura emotiva, come stress scolastico o ansia o depressione derivante da situazioni familiari. Sotto accusa anche alcuni alimenti.

Pubblicato in Medicina

 

Lo studio, coordinato dell’Università Statale di Milano e dal Policlinico di Milano, assieme all’Università di Milano-Bicocca, all’Università di Torino e all’ University of Miami Miller School of Medicine, ha scoperto che le nanoparticelle d’oro riducono il danno ossidativo e migliorano la funzionalità mitocondriale nei pazienti affetti dall’atassia di Friedreich. La ricerca è stata pubblicata su Science Translational Medicine.
Nanoparticelle composte da clusters di atomi d’oro migliorano la funzionalità mitocondriale e riducono il danno ossidativo nei pazienti affetti dall’atassia di Friedreich, una malattia neurodegenerativa causata da un'anomalia del gene che codifica per una proteina e che colpisce principalmente il sistema nervoso centrale e periferico: lo studio è stato pubblicato di recente su Science Translational Medicine.

Pubblicato in Medicina

 

Sauropod remains are abundant on the Iberian Peninsula across the Jurassic-Cretaceous transition. Where the osteological record shows a high diversity of this kind of dinosaur, the ichnological findings are mainly limited to sauropod tracks characterized by kidney-shaped manus (with or without pollex impressions) and pes impressions with three claw imprints oriented laterally. Here, we present a new sauropod ichnotaxon, Iniestapodus burgensis, found at several exposures within the Las Sereas megatracksite (Burgos, Spain). These are preserved within lacustrine limestone strata of the Rupelo Formation (Tithonian–Berriasian). Iniestapodus burgensis is characterized by: semicircular manus tracks with small pollex impressions; unusual tetradactyl pes tracks with evidence of four claws oriented anteriorly (I–II) and laterally (III–IV), of variable sizes (short claw I and IV impressions, claw II and III being the largest).

Pubblicato in Scienceonline


L'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) ha rilevato dall'osservatorio del Monte Cimone nel 2020 i minimi valori di O3 dal 1996: la causa sembra essere la riduzione di emissioni di inquinanti legati ai lockdown per la COVID-19. Lo studio è pubblicato su Environmental Research Letters.

Diversi studi nel 2020 hanno analizzato la variazione di ozono (O3) troposferico in funzione delle misure di restrizione messe in atto per contenere la diffusione del COVID-19. La maggior parte di questi studi sono stati condotti principalmente in centri urbani o industriali. "Mentre in stratosfera l'ozono svolge un ruolo benefico per la vita sulla Terra, schermando le radiazioni UV nocive provenienti dal Sole, nella troposfera (ossia a quote comprese fra la superficie terrestre e 12–15 km), agisce come gas a effetto serra, Inoltre, se presente in concentrazioni elevate, è un inquinante secondario con effetti nocivi su salute umana ed ecosistemi", esordisce Davide Putero, ricercatore dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Torino.

Pubblicato in Ambiente
Giovedì, 26 Agosto 2021 11:07

SARDEGNA, CITIZEN SCIENCE CON IL WWF

 

Al via una spedizione di ricerca nel Sud della Sardegna dedicata a cetacei, squali e tartarughe marine. 

OBIETTIVO È AGGIORNARE RICERCHE SULLA MEGAFAUNA MARINA NEL SUD DELLA SARDEGNA
A BORDO DELLA GOLETTA CON WWF TRAVEL E SAILSQUARE CI SARANNO BIOLOGI ED ETOLOGI

Ricercare e monitorare la megafauna – cetacei, tartarughe e squali – nella zona sud della Sardegna, con strumentazione e attrezzatura specifica (droni, idrofoni, macchine fotografiche e videocamere) per analizzare la distribuzione e il comportamento di queste specie e raccogliere dati acustici fondamentali per valutare la presenza dei cetacei e gli impatti dell’inquinamento acustico. Questo l’obiettivo della spedizione che tra la fine di settembre e ottobre vedrà protagonisti il WWF e altri enti di fama internazionale: a bordo di una goletta di 18 metri un team di biologi ed etologi, affiancati dai viaggiatori, aggiorneranno alcuni studi effettuati nell’area risalenti a oltre 40 anni fa .

Pubblicato in Ambiente



Lo studio, coordinato dell’Università Statale di Milano e dal Policlinico di Milano, assieme all’Università di Torino, all’Università di Milano-Bicocca e alla University of Miami Miller School of Medicine, ha scoperto che le nanoparticelle d’oro riducono il danno ossidativo e migliorano la funzionalità mitocondriale nei pazienti affetti dall’atassia di Friedreich. La ricerca è stata pubblicata su Science Translational Medicine.

 Nanoparticelle composte da clusters di atomi d’oro migliorano la funzionalità mitocondriale e riducono il danno ossidativo nei pazienti affetti dall’atassia di Friedreich, una malattia neurodegenerativa causata da un'anomalia del gene che codifica per una proteina e che colpisce principalmente il sistema nervoso centrale e periferico: lo studio è stato pubblicato di recente su Science Translational Medicine.

 La ricerca è iniziata nel 2019 da Chiara Villa, ricercatrice dell’Università Statale di Milano, afferente al Laboratorio di cellule staminali del “Centro Dino Ferrari” Fondazione IRCCS Ca' Granda - Ospedale Maggiore Policlinico, diretto da Yvan Torrente, docente di Neurologia della Statale, con l’obiettivo di indagare il ruolo di nanoparticelle di atomi d’oro nel trattamento dell’Atassia di Friedreich (FRDA). Questo studio nasce da una collaborazione tra i gruppi di ricerca dell’Università di Milano- Bicocca (diretto da Angelo Monguzzi), dell’Università di Torino (diretto da Giorgio Merlo) e dell’Università di Miami diretto da Carlos Moraes.

Pubblicato in Medicina


Una nuova variante proteica, espressa unicamente dai vasi sanguigni tumorali, è stata scoperta nell’ambito di uno studio sostenuto da AIRC presso l’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, forniscono informazioni importanti per rendere gli approcci terapeutici più efficaci
In uno studio diretto da Claudia Ghigna, dell’Istituto di genetica molecolare Luigi Luca Cavalli Sforza del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Cnr-Igm), in collaborazione con diversi centri di ricerca e università italiane e internazionali, è stata individuata una nuova variante proteica espressa unicamente sulla superficie dei vasi sanguigni tumorali. I risultati dello studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, sono stati pubblicati su Nature Communications.

Pubblicato in Medicina

Medicina

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